Ciao,
secondo il criterio di tanti amici chitarristi e secondo la mia opinione, prima di pensare a collegare i pedali per chitarra elettrica tra di loro, occorre prendere in considerazione tre tipologie di suono:
- Suono pulito (clean)
- Suono leggermente saturato (crunch)
- Suono distorto (grande saturazione del segnale).
In funzione di queste tipologie di suono, occorre strutturare la catena effetti.
È comune usanza per tutti i miei amici, come primo soggetto dopo la chitarra, inserire un buon accordatore (quando pigi sul pedale per inserire la funzione di accordatore, interrompi il segnale in uscita: in poche parole accordi senza che esca alcun suono).
Subito dopo un buon equalizzatore (onestamente non tutti lo adoperano, io per esempio non ne faccio uso sempre).
A seguire, per chi ne fa uso, il pedale del volume e dopo ancora sempre in serie il pedale del wah wah.
Subito dopo tutti quegli effetti che modificano il suono e cioè distorsore, overdrive, flanger, chorus, tremolo ecc., ecc. ed in fondo alla catena, il compressore.
Dopo, si inseriscono gli effetti che simulano l’ambiente e quindi il delay, l’echo ed il riverbero.
Dopo di loro il looper (naturalmente per chi ne fa uso).
Quindi, ricapitolando, si può suddividere la catena, fondamentalmente, in tre blocchi:
Gestione del suono ———-> Modifica del suono ———-> Simulazione d’ambiente
- Gestione del suono: accordatore, equalizzatore, pedale volume, pedale Wah Wah.
- Modifica del suono: overdrive, distorsore, fuzz, flanger, tremolo, phaser ecc…
- Simulazione d’ambiente: delay, echo, riverbero.
A questo punto vale la pena analizzare la parte pratica e cioè: come assemblare i pedalini che ho scelto e come rendere il tutto trasportabile.
Esistono in commercio delle valigette in materiale antiurto in grado di ospitare un certo numero di pedalini (indicativamente da tre a sei): se si opta per questa soluzione, è importante non trascurare la qualità soprattutto dell’alimentatore (deve essere ben filtrato e
non generare disturbi e fruscii).
Altre soluzioni sono da ricercarsi nel fai da te (sono le soluzioni più creative!).
Vediamo qualche esempio adottato da alcuni amici chitarristi:
Una lastra rettangolare di compensato marino dello spessore tra i 12 e i 18 mm (compensato marino perché resiste bene all’umidità ed è relativamente leggero e robusto).
Si possono fissare i pedalini con del velcro direttamente sulla tavola oppure, ritagliare i riquadri per creare l’ alloggiamento dei pedali e poi applicare sotto una seconda tavoletta più sottile a costituire il fondo con applicate due strisce di gomma adesiva antiscivolo.
Qui sotto trovi uno schema di massima di quanto esposto:

Altri al posto di ritagliare il legno incollano su di esso del materiale antiurto o isolante (tipo polistirene in lastre da 18 mm.) nel quale ricavano gli incassi per ospitare gli effetti (in questo caso, lo spessore del legno che costituisce il fondo è intorno ai 10 mm).
Per risolvere il problema del trasporto ho visto adottare varie soluzioni: per esempio applicare due attacchi cinghia per chitarra ai due spigoli e utilizzare una cinghia per il trasporto a tracolla oppure ricavare un intaglio sulla tavoletta di legno a sorta di maniglia per il trasporto, tipo valigetta.
Altra soluzione è una vera e propria valigetta; in quel caso, con le opportune dimensioni potrà contenere cavi, cavetti e quant’altro.
Ho un amico poi, che ha optato per un’ altra soluzione: una lastra di alluminio mandorlato.
Ha fissato gli scatolotti sostituendo le viti del coperchio inferiore con viti un po’ più lunghe che passano attraverso fori sulla piastra e vanno poi a fare corpo unico con lo scatolotto.
Anche in questo caso ha poi applicato sul fondo della piastra due belle strisce in gomma adesiva che non permettono alla piastra stessa di scivolare.
Per collegare l’alimentazione dei pedalini, occorre poi il cablaggio che fornisce il parallelo dei vari componenti.
C’è chi si costruisce anche il cablaggio di alimentazione assemblando cavo e jack.
È inoltre necessario il collegamento tra i vari pedalini, dei cavetti del segnale, praticamente uno in serie all’altro; anche in questo caso si possono acquistare dal nostro negozio di fiducia (a meno che uno non se li voglia assemblare acquistando il materiale necessario).
Sempre in merito al fai da te, ho qualche amico che si è spinto oltre e cioè, qualche effetto lo ha costruito da kit .
Con le opportune conoscenze di elettronica, deve essere una gran soddisfazione potersi costruire un effetto!
A questo punto occorre fare qualche considerazione in merito a quanti pedalini inserire in cascata.
Esiste una regola?
Io onestamente non la conosco.
Sono tante le scuole di pensiero però l’ importante è non danneggiare il suono con fruscii elevati, perdita di segnale o l’impoverimento dello stesso.
L’importante è che il risultato finale sia soddisfacente e nelle tue aspettative e spesso per raggiungere questo obiettivo, occorre sperimentare molto.
C’è chi sostiene che meno effetti si adopera e meglio è.
Limitarsi allo stretto necessario è soggettivo: non è detto che il concetto di stretto necessario sia uguale per tutti.
Un’altra volta ti parlerò della mia scelta riguardo gli effetti.


si ma la chitarra come va inserita nella sequenza? Chitarra–>catena effetti–>ampli oppure ampli–>catena effetti–>chitarra?
la chitarra va sempre all’inizio perché è ilsuonoche esce dalla chitarra che va cambiato 🙂
Ciao
Salve, non c’è una regola fissa.
Di solito preferisco gli od a monte e gli effetti di ambiente tra send e return.
E’ vero, non ci sono regole.
Se per tua esperienza, la configurazione che hai adottato ti dà soddisfazione, è sicuramente l’ottimale.
Nella prosecuzione dell’articolo descriverò quello che ho adottato io.
Ciao e tante buone note.