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Ma … “DO-DO diesis che intervallo è”?

di Barbara Pubblicato in Intervallo Do-DoDiesis .

Do-DoDiesis“Ma che cavolo di domande sono queste? Non sai che DO – DO diesis è un semitono”?

Ciao,

è un piacere leggerti!

Ti ringrazio molto per la tua risposta immediata (ho visto che ormai partecipate sempre molto attivamente, quindi non avevo dubbi sulla tua prontezza)!Bene, è vero: DO – DO diesis è un semitono e qui non ci piove.

Ora però ti faccio io una domanda: anche DO – RE bemolle è un semitono (abbiamo visto in un altro articolo, tra l’altro, che è lo STESSO semitono), ma se io voglio parlare proprio di DO – DO diesis e non di DO – RE bemolle, come faccio a dirlo, in termini numerici?

Facciamo un passo indietro e vediamo cosa si intende per termine numerico.

Abbiamo già detto, negli articoli precedenti cos’è l’intervallo musicale: praticamente è la differenza di altezza che c’è fra due suoni vicini o tra due suoni sovrapposti ed è più o peno grande in base al numero di note che troverò in mezzo: l’intervallo più piccolo è quello composto da due suoni consecutivi (cioè tra DO e RE che, nella scala, sono due suoni consecutivi o congiunti) ed è l’intervallo di 2° (perché ho due suoni), mentre il più grande, all’interno dell’ottava, è quello di 8°, appunto, ciò la stessa nota ma a distanza di otto suoni.

Ecco qui che già abbiamo due valori numerici: l’intervallo di 2° (seconda) e l’intervallo di 8° (ottava).
In mezzo a questi due intervalli abbiamo tutti gli altri (di 3°, di 4°, di 5°; di 6° e di 7°).
Ora facciamo un passo avanti e aggiungiamo che tra le due note che formano l’intervallo, io posso contare quanti toni e semitoni ci sono: più è grande l’intervallo e più toni e semitoni troverò al suo interno.

In base a questa distinzione, posso trovare intervalli maggiori, minori e giusti; posso però trovare anche intervalli diminuiti, più che diminuiti, aumentati ed eccedenti.

Facciamo subito un esempio pratico.

Prendiamo le note DO e RE: sono a distanza di un tono e, abbiamo detto, formano un intervallo di 2° (perché tra DO e RE ci sono solo due note): in questo caso avrò un intervallo di 2° MAGGIORE.

Se io metto un’alterazione e rimpicciolisco l’intervallo (ad esempio DO diesis – RE, oppure DO – RE bemolle) allora avrò un intervallo sempre di 2°, ma questa volta di 2° MINORE perché ho un semitono di distanza tra le due note.

Se lo rimpicciolisco ancora, allora avrò intervalli di 2°, ma diminuito e più che diminuito (nel primo caso avrò un DO doppio diesis – RE oppure un DO – RE doppio bemolle o, ancora, un DO diesis – RE bemolle, cioè praticamente la stessa nota, ma chiamata con due nomi diversi, mentre nel secondo caso avrò un DO diesis – RE doppio bemolle o un DO doppio diesis e un RE bemolle).

Se invece allargo l’intervallo maggiore di un semitono o di un tono, avrò rispettivamente l’intervallo di 2° aumentata e di 2° eccedente!

Avrò perciò nel primo caso DO – RE diesis o DO bemolle – RE e, nel secondo, DO bemolle – RE diesis.

Per quanto riguarda i termini aumentato e eccedente, potresti trovare anche chi chiama l’aumentato come eccedente e l’eccedente come più che eccedente.

Gli intervalli che possono essere maggiori e minori sono l’intervallo di 2°, di 3°, di 6° e di 7°.

Gli intervalli di 4°, di 5° e di 8°, invece, sono chiamati intervalli giusti, cioè intervalli che sia nella scala maggiore sia in quella minore restano sempre “uguali” cioè formati dallo stesso numero di toni e semitoni.

In questo caso, perciò, se l’intervallo viene rimpicciolito, passerò subito a dire che è un intervallo diminuito o più che diminuito mentre se lo allargo passo subito all’intervallo aumentato ed eccedente.
Questo è lo schemino sintetico di quanto detto finora:

più che diminuito diminuito minore maggiore aumentato eccedente
più che diminuito diminuito giusto aumentato eccedente

Bene, ora che abbiamo fatto più che un cappello 🙂 torniamo al nostro quesito iniziale.

In pratica in tutto quanto ho scritto finora non si deduce una risposta alla domanda del titolo: ho parlato di intervalli con note diverse, ho parlato dell’intervallo di 8° che i nomi delle note uguali, ma che ovviamente non sono uguali, ma sono a distanza, appunto, di otto note l’una dall’altra.

Allora?

Allora in questo caso parliamo di intervallo di 1°: questo nome non viene mai usato perché si parla, spesso, di unisono (cioè: stesso suono) per indicare la stessa nota.

Qui, però, pur avendo lo stesso nome, non ho però la stessa nota, perché una è DO e una è DO diesis.
Intanto ti dico subito che l’intervallo di 1° è come quello di 4°, di 5° e di 8°, quindi è un intervallo giusto: perciò in questo caso parleremo di intervallo di 1° aumentata, in quanto l’intervallo è più grande di un semitono del semplice unisono che, ovviamente, è formato da 0 toni e 0 semitoni!

Spero di non aver confuso ancora di più le idee: se così fosse, scrivimelo qui sotto!

Ti aspetto.

Se invece vuoi approfondire questo argomento, ti consiglio di cliccare sull’immagine qui sotto e di leggere la nuova pagina.

40 Commenti
« “Come si fa il barrè?”
L’accordatura naturale: 432Hz »

40 Responses

  1. Ettore says
    20 Settembre 2023 in 18:14

    Argomento interessante, mi porta a fare una considerazione che ritengo consona a questo argomento, ma non sono sicuro sia corretta.
    Nella Musica Occidentale, a partire da Bach (Clavicembalo ben temperato), gli intervalli microtonali sono stati approssimati al semitono per ragioni pratiche (accordatura degli strumenti) ed esecutive, ecco perchè la scala musicale occidentale è composta di 12 suoni tra toni e semitoni.
    Nella Musica indiana, invece, a me risulta che gli intervalli microtonali siano stati mantenuti per cui le melodie indiane, basate sui raga e sulla scala indiana composta da 22 suoni, sono molto più complesse rispetto a quelle basate sul nostro sistema Occidentale.
    E’ effettivamente così?
    Grazie

    Rispondi
    • Barbara says
      25 Settembre 2023 in 06:48

      Ciao Ettore,
      si, è proprio cosi’.
      Per questo la musica indiana puo’ risultare “noiosa” al nostro orecchio occidentale, proprio perché non siamo abituati a sentire queste “micro” differenze di altezza.
      Ciao

      Rispondi
  2. oreste romiti says
    20 Luglio 2022 in 04:54

    questi doppi bemolli e doppi diesis se esistono, che differenza di suono fanno percepire e dove va messo il dito?

    Rispondi
    • Barbara says
      21 Luglio 2022 in 06:10

      Buongiorno Oreste,
      la differenza di suono fra un DO e un REbb non c’è a livello acustico sulla chitarra.
      Sapendo che un REbb è onofono ad un DO, il dito va messo sul tasto corrispondente al DO.
      Spero di averti chiarito, altrimenti … chiedi pure.
      Ciao

      Rispondi
  3. daniele says
    1 Settembre 2015 in 07:38

    Complimenti per questo bellissimo sito e per i temi musicali trattati sono molto interessanti e mi piacerebbe intervenire.
    Secondo me sarebbe interessante parlare anche di scala pitagorica, naturale Zarliniana e soprattutto l’attuale scala temperata da tutti utilizzata perché secondo me il tutto parte da qui.
    Sono Veneziano ma vivo in Austria ed ho iniziato anch’io da autodidatta a suonare a 14 anni ed ora son passati 25 anni ed inizio a fare dei collegamenti tra matematica musica fisica biologia e psicologia per capire sempre più in profondità il fenomeno musicale, l’armonia e per esser sempre più consapevole di cio’ che sto facendo quando suono la chitarra e canto.
    Anch’io insegno agli altri a “suonare la chitarra” e soprattutto capire cos’è la musica non solo dal punto di vista teorico ma anche fisico e matematico perché voglio si comprenda bene.
    Mi piacerebbe parlare anche di frequenze numeriche e prendere in considerazione quell’argomento sull’accordatura “aurea” a 432Hz da me approfondito perché ho visto che lo citate e perché secondo me va ad alterare le giuste frequenze degli intervalli consonanti conosciute e scoperte da millenni ed ora modificate da Ananda Bosman e da Tristano Tuis nel suo libro.
    Io credo che tra i musicisti non ci sia una profonda comprensione di cosa sia la musica e questo produce una grande confusione.
    Inizialmente il Do# e Reb non coincidevano e credo che molte persone questo non lo sappiano e debbano comprendere bene quali cambiamenti sono avvenuti negli intervalli delle frequenze da noi chiamate “note” negli ultimi secoli da parte dei grandi matematici fisici e musicisti che li hanno introdotti.
    La musica è un linguaggio che si è evoluto e secondo me anche involuto nello stesso tempo…
    Complimenti per questo forum!
    Un saluto
    Daniele Carbonari

    Rispondi
    • barbara says
      1 Settembre 2015 in 14:55

      Ciao Daniele,
      grazie per il tuo commento.
      Se “spulci” tra gli articoli e le sottocategorie delle “lezioni di teoria”, troverai che alcuni argomenti da te citati sono stati trattati, altri no ma è una questione di tempo 🙂
      Grazie ancora.
      Ciao

      Rispondi
  4. EMI says
    15 Gennaio 2013 in 17:24

    Volevo rivolgere a voi una domanda, l’intervallo do doppio bemolle sol diesis so che è un intervallo di 5° ma ha 5 toni e non conosco il nome per classificare questo intervallo.
    Se fosse stato di 4 toni e un semitono sarebbe stata una 5° più che aumentata, ma essendo di 5 toni non so che nome è associato a questa grandezza 🙂
    Grazie mille

    Rispondi
    • barbara says
      16 Gennaio 2013 in 09:16

      Ciao Emi,
      questo intervallo in realtà … non esiste 😉
      Si arriva, nella classificazione, ad avere l’intervallo più che eccedente (o eccedente, dipende dai termini usati) che, come dici tu, è formato da 4 toni e 1 semitono.
      In pratica classifichiamo tranquillamente l’intervallo DO bemolle-SOL diesis o DO doppio bemolle-SOL.
      Quindi diciamo che DO doppio bemolle e SOL diesis è un intervallo che non è “classificabile” secondo le “regole” della teoria musicale a noi conosciuta.
      Ciao

      Rispondi
  5. gianni says
    12 Ottobre 2012 in 13:59

    Ottima lezione, davvero!!!!
    Mi piacerebbe sapere il significato di questa simbologia: add9 , oppure 7b5 o quale ragionamento bisognerebbe fare per trovare ad es. le none, undicesime tredicesime….
    Grazie…

    Rispondi
    • barbara says
      12 Ottobre 2012 in 15:06

      add9 significa che devi aggungere la nona all’accordo maggiore o minore.
      7b5 significa che la quinta è “abbassata” di un semitono rispetto alla quinta giusta che c’è in un accordo; in più nell’accordo c’è presente la settima.
      Per trovare none, undicesime ecc ecc non devi fare altro che continuare ad aggiungere not,e a distanza di terza dalla nota superiore, al tuo accordo: per l’accordo di nona aggiungi una terza sopra alla settima, per l’accordo di undicesima aggiungi una terza sopra alla nona e cosi’ via.
      Ciao

      Rispondi
  6. Francesca says
    28 Marzo 2012 in 14:48

    Caspita, devo ammettere che ci ho perso la testa!!
    Io ho imparato (mooooolti anni fa) a suonare la chitarra da assoluta autodidatta (zero tecnica – solo orecchio micidiale), essendo in origine una pianista (che però si è anche fermata a metà corso…), ma devo dire che da quando mi sono iscritta a questo blog ho iniziato a leggere tutte le pubblicazioni e le trovo veramente “oltre”, molto utili e interessanti.
    Quante cose non sapevo, quante domande non mi ero mai posta!
    Continua così Barbara, non si è mai finito di imparare e di migliorare.
    Grazie

    Rispondi
    • barbara says
      28 Marzo 2012 in 15:05

      Grazie a te, Francesca, e a tutte le persone che sono interessate a … continuare ad imparare 🙂
      In realtà io sono la … CAPOBANDA ehehehehehe

      Rispondi
  7. paola says
    7 Marzo 2011 in 22:26

    Complimenti Barbara perché hai fatto tutto bene e mi trovi d’accordo su tutto quello che hai scritto e commentato in questo articolo. Ciao

    Rispondi
  8. Stefano says
    3 Marzo 2011 in 14:44

    Grazie!

    Rispondi
  9. Stefano says
    3 Marzo 2011 in 12:21

    “Rocca Giuseppe15/10/2010 alle 00:20

    Per spiegare la differenza tra do e do# e do e re bemolle prova a parlare della divisione dei suoni in comme. Che bellezza questo argomento hahahaha! Ciao”.

    Cosa sono i comma?

    Mi piacerebbe tanto approfondire questo argomento, dato che il buon Rocca Giuseppe mi ha incuriosito un sacco.

    In giro per internet non riesco a trovare nulla che mi possa soddisfare.

    Attendo news.

    Grazie!

    Stefano

    Rispondi
    • barbara says
      3 Marzo 2011 in 14:33

      Ciao Stefano,
      trovi la risposta in quest’altro mio articolo:

      https://www.suonolachitarra.it/diesis-uguale-bemolle.html

      Ciao

      Rispondi
  10. Stefano says
    2 Marzo 2011 in 11:22

    Grazie di vero cuore!
    Stefano

    Rispondi
  11. Stefano says
    2 Marzo 2011 in 09:38

    Adesso voglio farla io una domanda, ma solo per vedere se ho capito bene o no.
    Dunque… l’intervallo di seconda minore è quando c’è un DO REb (due nomi diversi), mentre DO DO# è un’intervallo di prima aumentata (due nomi uguali)?
    Dico bene?
    Così come DO RE è un intervallo di seconda maggiore?
    E in ultimo: se c’è SIb DO sono suoni consecutivi, così come se c’è SI DO (il primo ha un tono di intervallo, mentre il primo solo un semitono), i suoni si dicono consecutivi solo per il fatto che le note hanno due nomi diversi, ma sono vicini per definizione di scala.
    E’ giusto?
    Beh… attendo con ansia una risposta a tutto questo mio quesito e chiedo scusa anticipatamente per il casotto che ho fatto. 😉

    Naturalmente ringrazio!!!

    Stefano

    Rispondi
    • barbara says
      2 Marzo 2011 in 10:53

      1) “l’intervallo di seconda minore è quando c’è un DO REb (due nomi diversi), mentre DO DO# è un’intervallo di prima aumentata (due nomi uguali)”?

      Giusto.

      2) “Così come DO RE è un intervallo di seconda maggiore”?

      Giusto.

      3) “se c’è SIb DO sono suoni consecutivi, così come se c’è SI DO (il primo ha un tono di intervallo, mentre il primo solo un semitono), i suoni si dicono consecutivi solo per il fatto che le note hanno due nomi diversi, ma sono vicini per definizione di scala”.

      Esatto: i suoni consecutivi sono quelli che stanno a distanza di 2° (maggiore o minore che sia) in una scala.
      Quindi: “consecutivo” NON E’ UGUALE a “vicino”.

      Rispondi
  12. Stefano says
    2 Marzo 2011 in 09:26

    Ciao, Elena!
    Dunque…
    Esistono eccome il MI# (che è sempre un FA), così come il FAb (che è sempre un MI).
    Esistono anche il SI# (che è sempre un DO), ma anche il DOb (che è sempre un SI.
    Il punto è qual’è la scala che usi e da quale grado, tenendo sempre conto che i nomi delle note (DO RE MI FA SOL LA SI DO), da qualsisasi grado tu parti, devono sempre essere scritte tutte e 7 più l’ottava (che è la ripetizione del I° grado, ma solo di un’ottava più alta per l’appunto), non depennate quindi e nemmeno ripetute (non puoi scrivere su una scala ad esempio DO – DO#, ma devi scrivere DO – REb).

    Esempio 1:
    La Scala Lidia di SI ha questi intervalli: T T T S T T S
    Quello che viene fuori è: SI DO# RE# MI# FA# SOL# LA# SI
    Come puoi ben vedere, il IV° grado è MI# (che è sempre un FA, ma per rispettare gli intervalli ed i nomi delle note, lo dobbiamo scrivere come MI#).

    Esempio 2:
    La Scala Locria di FA ha questi intervalli: S T T S T T T
    Quello che viene fuori è: FA SOLb LAb SIb DOb REb MIb FA
    Come puoi ben vedere il V° grado è DOb (che è sempre un SI, ma per rispettare gli intervalli ed i nomi delle note, lo dobbiamo scrivere come DOb).

    Dico bene, Barbara?

    Spero di esserti stato utile!

    Stefano

    Rispondi
    • barbara says
      2 Marzo 2011 in 09:30

      perfetto 🙂

      Rispondi
  13. Elena says
    1 Marzo 2011 in 21:43

    Ciao a tutti io volevo fare una domanda…Come mai non esistono il Mi e il Si diesis? Oppure il Do e il Fa bemolle? Non riesco a capire il perchè

    Rispondi
  14. Stefano says
    24 Gennaio 2011 in 08:35

    Grazie di vero cuore!

    Stefano

    Rispondi
  15. Stefano says
    23 Gennaio 2011 in 22:09

    Grazie a te, Barbara!
    Ma una cosa non mi è chiara.
    Se si tratta di un doppio diesis o doppio bemolle, allora si parla di diatonico o cromatico.
    Faccio un esempio: DO# – DOx (nel caso di un semitono) oppure addirittura DO – DOx# (nel caso di un tono; così come ad esempio SOLbb – SOLb (nel caso di un semitono) oppure addirittura SOLbb – SOL.
    Insomma… in questo caso vige la stessa regola che dice che se l’intervallo porta lo stesso nome è cromatico o no?
    Ti ringrazio anticipatamente per la delucidazione!
    Stefano

    Rispondi
    • barbara says
      23 Gennaio 2011 in 23:07

      Ciao Stefano!
      Beh, le mie “conoscenze” dicono che:

      NOME UGUALE = INTERVALLO CROMATICO

      NOME DIVERSO = INTERVALLO DIATONICO.

      Pero’ se qualcuno ha qualche altra info, sarà sicuramente il benvenuto ;)!
      Ciao

      Rispondi
  16. Stefano says
    23 Gennaio 2011 in 13:00

    Beh… in effetti anch’io ritengo che sia una spiegazione molto raffinata e ciò lo ritengo positivo.
    Aggiungo però, che bisognerebbe anche parlare di intervallo cromatico ed intervallo diatonico.
    Dunque… la scala diatonica è: DO RE MI FA SOL LA SI DO;
    La scala cromatica è DO DO# RE RE# MI FA FA# SOL SOL# LA LA# SI DO (compresi MI# e SI#) e poi al contrario: DO SI SIb LA LAb SOL SOLb FA MI MIb RE REb DO (compresi DOb e FAb).

    Un intervallo diatonico può essere DO – REb (nel caso di un semitono), oppure DO – RE (nel caso di un tono e così via);

    Un intervallo cromatico può essere invece DO – DO# o REb – RE.

    Come si può ben vedere DO – DO# o DO – REb sono esattamente la stessa cosa, ma se le due note distanti di un semitono portano lo stesso nome (esempio DO – DO#), per definizione chiamiamo questo intervallo cromatico;
    mentre nel caso di DO – REb (quindi due nomi diversi, ma sempre distanti di un semitono), questo è detto intervallo diatonico.
    A maggior ragione quando l’intervallo è di un tono o più di un tono è detto diatonico.
    Dimmi se sbaglio o se comunque c’è qualcosa da rivedere.

    Grazie mille!

    Stefano

    Rispondi
    • barbara says
      23 Gennaio 2011 in 13:01

      è tutto esatto quello che scrivi, Stefano, grazie.
      Ciao

      Rispondi
  17. Marinella says
    21 Gennaio 2011 in 11:47

    Grazie Barbara,adesso è sicuramente più chiaro 😉 ciao

    Rispondi
  18. Marinella says
    21 Gennaio 2011 in 09:55

    ciao,
    quindi i suoni consecutivi possono essere do-re,re-mi , mi-fa etc, prendendo cme riferimento la scala maggiore?
    Però se sono in re anche mi-fa# sono note consecutive, vero?
    Scusa la domanda che può sembrare un pò ovvia ma è per capire bene.

    Rispondi
    • barbara says
      21 Gennaio 2011 in 10:46

      E’ esattamente cosi.
      A prescindere da quale nota tu usi come “partenza”, i suoni consecutivi sono quelli che stanno “vicini”, diesis e bemolli compresi.
      Tanto per fare un altro esempio, se parto da SIb, SIb-DO sono due suoni consecutivi.
      Parlando di “numeri”, l’intervallo di 2° (seconda) è l’unico intervallo che contiene note consecutive.
      Ciao

      Rispondi
  19. Marinella says
    20 Gennaio 2011 in 20:26

    Il discorso degli intervalli specialmente per i principianti è veramente difficile!
    Pensa che io studio musica da circa 8 anni e ancora mi sembra difficile e noioso … volevo cogliere l’occasione per esporre una mia difficoltà.
    Dunque l’intervallo tra due suoni “consecutivi: io pensavo che i suoni consecutivi erano quelli consequenziali nel senso che anche un intervallo tipo do-la se lo intendi come intervallo melodico cioè una nota dopo l’altra potremmo dire che è formato da 2 note consecutive …
    Ora l’intervallo più piccolo può essere o quello di seconda maggiore o quello di seconda minore perché i suoni sono consecutivi, questo però presumendo che ci si riferisca ad una scala particolare, perché se per esempio andiamo a suonare do-re sulla chitarra vedremo che in mezzo c’è il do diesis quindi non è che proprio siano uno dietro l’altro ma saltano una nota … Insomma è un po’ una casino.
    Non so se hai capito bene cosa volevo intendere ma spero di sì.
    Comunque trovo tutto tremendamente interessante 🙂

    Rispondi
    • barbara says
      21 Gennaio 2011 in 00:50

      Ciao Marinella,
      ho capito tutto perfettamente e ti ringrazio molto per questa tua domanda!

      Allora: i suoni consecutivi sono quelli che si imparano da “bambini”: DO RE MI FA SOL LA Si DO ecc ecc.
      Quindi va da sé che DO-RE sono suoni consecutivi, anche se poi andiamo a vedere su qualsiasi strumento musicale e scopriamo che … et voila … tra DO e RE c’è un’altra nota!
      La definizione, percio’, che possiamo dare di suoni consecutivi è: DUE NOTE CHE SONO VICINE NELLA SCALA MUSICALE.
      DO-MI già non funziona più perché c’è il RE in mezzo.

      Questa “regola” è a prescindere da qualsiasi strumento, è una regola generale che è stata stabilita proprio per fare “chiarezza” su alcuni argomenti.
      Se poi ci si riesca è un altro problema, ma questa è la teoria della musica.

      Ciao ciao

      Rispondi
  20. Rocca Giuseppe says
    15 Ottobre 2010 in 00:20

    Per spiegare la differenza tra do e do# e do e re bemolle prova a parlare della divisione dei suoni in comme. Che bellezza questo argomento hahahaha! Ciao.

    Rispondi
    • barbara says
      15 Ottobre 2010 in 15:27

      Provvedero’ il prima possibile, Giuseppe.
      Grzie per la tua partecipazione e per i tuoi commenti!
      Ciao

      Rispondi
  21. mikeandco says
    4 Settembre 2010 in 01:46

    Ho solo ora avuto il tempo di leggere attentamente la discussione sugli intervalli e sulla differenza tra do# e re bemolle ed ho imparato un’altra cosa riguardante gli strumenti che non hanno una tastiera fissa ma, come il violino, e’ il musicista che crea la nota. Questo rende vano il mio intervento precedente qui ma cio’ che conta e’ ..partecipare.

    Rispondi
    • barbara says
      4 Settembre 2010 in 08:56

      Ciao Michele, la differenza tra queste due note, appunto, la possiamo percepire solo in determinate “circostanze”.
      Questo articolo pero’ voleva essere la spiegazione ad una domanda di teoria (e quindi va presa come tale).
      Poi nella pratica poco ci serve sapere se l’intervallo DO – DO diesis è una 1° aumentata o meno, sappiamo che è un semitono cromatico e forse questo già ci basta!
      Pero’ è “piacevole”, almeno per me, cercare di rispondere alle vostre domande e cercare di farlo bene: magari non sempre ci riesco, ma sicuramente CI PROVO 😉

      Rispondi
  22. mikeandco says
    4 Settembre 2010 in 01:34

    Eccomi al commento di pura pratica, lodevole il lavoro di spiegazione teorica (ho imparato come si chiamano gli intervalli) ma….. ai fini pratici ??
    Se sto suonando uno strumento con gli intervalli “occidentali” (ho imparato qui anche questo) ovvero 12 semitoni totali, che io suoni un do# o un re bemolle il tasto che vado a premere sulla tastiera non cambia, e’ sempre lo stesso !!! (ottava a parte). Potra’ cambiare la diteggiatura nell’esecuzione ma alla fine sempre quel tasto premo.
    Avanti cosi’ amici, e’ la volta buona che imparo quella teoria che non ho mai avuto, grazie.

    Rispondi
  23. Laura Paccagnella says
    3 Settembre 2010 in 14:15

    Aiuto matematicaaa 😀

    Rispondi
    • barbara says
      3 Settembre 2010 in 14:23

      ehehehe Laura! qua non si parla solo di … musica, hai visto? 😉

      Rispondi
  24. antonio siliberti says
    31 Agosto 2010 in 16:28

    scivoliamo nella raffinatezza!!!complimenti!!

    Rispondi

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