torniamo oggi a parlare di armonia jazz e vediamo ora quella che è chiamata numerazione per gradi: questa non è altro che l’universalizzazione delle varie cadenze che troviamo nella musica tonale e che possiamo applicare a tutte le tonalità.
Ad esempio la formula Dm7 – G7 – C (propria del DO maggiore), diventerà II – V – I.
Sappiamo che una tonalità è formata dai gradi I, II, III, IV, V, VI e VII e che possiamo creare dei nuovi accordi, che saranno intermedi fra questi gradi.
Per fare questa operazione, possiamo:
- alterare il grado scritto in numero romano (come ad esempio b II): in questo caso l’alterazione è scelta dall’autore che può decidere di mettere, al posto di bII, un # I, secondo il contesto
- precisare di quale accordo si tratti, dato che, a questo punto, non sarà più evidente: questo può farsi in due modi diversi, entrambi molto usati:
1. con il sistema classico, come ad esempio b II7
2. con il sistema di numerazione per simboli, come ad esempio b IIx.
Una piccola precisazione: in questo contesto tutti gli accordi naturali saranno considerati come accordi di settima.
Questo vuol dire che se voglio un accordo perfetto, dovrò specificarlo aggiungendo TRIADE o ##7 alla mia sigla: in questo caso il doppio diesis non può essere sostituito dal suo simbolo (x), in quanto questo può generare confusione con il simbolo di settima di dominante.
Troveremo quindi scritto: V TRIADE che, ad esempio in DO maggiore, sarà l’accordo di SOL maggiore (SOL – SI – RE).
Si può fare eccezione per l’accordo di tonica, il solo suscettibile ad essere usato come accordo perfetto, e che si numera sempre I.
Ti ricordo anche che l’alterazione davanti ad un grado non si riferisce alla vera alterazione dell’accordo (quindi ad esempio un b II in SI maggiore non corrisponde ad un accordo di DO naturale), quanto piuttosto all’alterazione discendente o ascendente.
Se invece siamo in DO maggiore, ad esempio, e troviamo scritto E7, in questo caso non avrò l’accordo del III grado naturale (che deve essere minore: Em7) ma un accordo estraneo alla tonalità e, come tale, bisogna precisarlo scrivendo III 7 o III x.
Ancora: nel caso di un accordo di nona, ad esempio, in DO maggiore I 9 significa C9 (o C7/9), accordo preso in prestito dal FA maggiore, e non CM7/9 che bisognerebbe numerare con I M9 o I Δ9.
Nella numerazione per gradi, poi, non è più necessario far apparire tra parentesi la nota del basso, in quanto questa cambierà in base alla tonalità: si usa allora il sistema impiegato nella musica classica, che considera gli intervalli a cominciare dalla nota del basso.
Nel caso particolare in cui la nota del basso non è una nota dell’accordo, allora numereremo questo basso come un grado della scala, sempre in numeri romani, come ad esempio: II(V) che sta ad indicare l’accordo di undicesima.



