Ciao,
dopo aver visto le caratteristiche di un amplificatore valvolare per chitarra, vediamo oggi quelle degli amplificatori a transistor e quelli ibridi.
L’amplificatore a transistor (chiamato anche allo stato solido), che nasce intorno agli anni ’60, utilizza dispositivi formati da semiconduttori per amplificare i segnali elettrici nel preamplificatore e nel finale di potenza: questi transistor sono, se vogliamo, l’equivalente dei triodi delle valvole ma hanno il vantaggio di non aver bisogno di essere scaldati per funzionare.
A differenza dell’amplificatore valvolare, questo strumento offre una risposta più lineare e il suono è più fedele al segnale in uscita dai pick-up, senza variazioni o distorsioni del segnale stesso; tuttavia qui questo risulta più freddo, piatto e secco rispetto all’altro amplificatore.
Rispetto all’amplificatore valvolare, questo è più economico, meno ingombrante, più solido grazie all’uso dei transistor e produce meno calore.
Esso è più adatto per l’heavy metal (con le sue sonorità aspre) e per il jazz (i transistor hanno una minore tendenza alla distorsione).
Abbiamo poi l’amplificatore ibrido che può avere, come dice il nome, elementi combinati dei due amplificatori precedenti.
Possiamo allora trovare un preamplificatore con un paio di valvole per un suono caldo e un finale di potenza a transistor per ridurre costi, ingombro e fragilità del sistema (come negli amplificatori della famiglia Valvestate della Marshall) oppure un preamplificatore a transistor per evitare la distorsione e un finale a valvole per avere maggiore pressione sonora (come nel caso degli amplificatori della Fender commercializzati dalla Music Man).
Questi amplificatori sono più economici pur avendo una notevole qualità del suono.
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