Ciao,
continuiamo oggi a parlare dell’amplificatore per chitarra elettrica.
In base a come il preamplificatore, il finale di potenza e gli altoparlanti sono inseriti nell’amplificatore, avremo tre tipi diversi di apparecchi: il combo, lo stack, chiamato anche testata con cassa, e il rack, chiamato anche amplificazione a moduli.
Vediamoli ora nel dettagliato.
La parola combo è un diminutivo di combinato: in questo caso i tre componenti sono alloggiati in un’unica cassa in legno che può includere anche qualche effetto (come, ad esempio, i distorsori, l’overdrive, il riverbero, ecc.), oltre ai controlli di tono e volume.
Questo tipo di amplificatore generalmente ha due coni e può essere valvolare o a transistor.
I vantaggi del combo sono diversi: è pratico e facile da usare, ha un prezzo ridotto, occupa uno spazio ridotto, si monta … alla velocità della luce dato che è già pronto ( 🙂 ), la potenza è più che sufficiente e offre una buona qualità audio.
Lo svantaggio, invece, è che le vibrazioni prodotte dall’altoparlante possono danneggiare i componenti elettronici del preamplificatore e del finale di potenza, quindi bisogna fare attenzione a questo aspetto.
Un altro tipo di amplificatore è quello con testata e cassa chiamato anche stack.
Qui abbiamo la testata e la cassa che sono due componenti ben distinte e separate: la prima ha il preamplificatore, il finale di potenza, i regolatori di tono e volume e qualche effetto (in particolare il riverbero) mentre la seconda (in legno), contiene gli altoparlanti da uno ad otto coni.
Normalmente la testata è appoggiata su una cassa contenente quattro coni ma si può trovare anche la combinazione di due casse da quattro coni una sopra l’altra e la testata al di sopra di tutto.
Questa disposizione, però, come nel caso dell’amplificatore combo, può portare al danneggiamento dei componenti elettronici a causa delle vibrazioni prodotte dagli altoparlanti, cosa che si può ovviare mettendo la testata di fianco alla cassa.
Sicuramente qui siamo di fronte ad una configurazione più costosa, più ingombrante e che necessita più tempo d’installazione rispetto ad un ampli combo; inoltre le due parti devono essere collegate con un cavo di potenza, collegamento che, se fatto male, può provocare danni anche seri al trasformatore di uscita.
Tuttavia questo collegamento è molto interessante in quanto la testata può essere collegata ad altre casse, permettendo combinazioni differenti come ad esempio la possibilità di gestire in modo separato le frequenze della chitarra per generare un qualcosa stereofonico.
L’ultimo tipo di amplificatore, il rack, chiamato anche amplificazione modulare, è il più complesso, in quanto i tre componenti si trovano in tre unità diverse che devono essere collegate tra di loro, in modo simile ad uno stereo.
Inutile dire che questo amplificatore è il più personalizzabile possibile da parte del chitarrista, che può anche decidere di utilizzare componenti di marche diverse (in base alle sue esigenze) che saranno collegate insieme per ottenere QUEL determinato suono.
Inutile dire, anche, che questo sistema è il più costoso ed il più difficile da gestire in assoluto e sicuramente non è adatto ad un neofita.
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