Ciao,
oggi voglio proporti una mia riflessione sulla chitarra elettrica e sulla musica che si suona con essa: il rock, che è arrivato piuttosto tardi nella storia della musica.
Per secoli, infatti, la musica seria è stata quella dei teatri, delle orchestre e dei grandi compositori; poi, a un certo punto, è comparsa la chitarra elettrica e ha cambiato completamente le regole del gioco.
È difficile immaginare un Bach o un Beethoven davanti a un amplificatore acceso al massimo mentre qualcuno suona un riff dei Rolling Stones 🙂
Non perché fossero musicisti chiusi mentalmente, ma perché il mondo da cui nasce il rock è totalmente diverso dal loro: la musica classica apparteneva a sale eleganti, ambienti formali e pubblico composto e devo confessarti che quando ero in conservatorio tutto ciò che usciva dagli schemi della musica classica veniva guardato con parecchio sospetto.
Per farti capire il clima di quegli anni (parliamo degli anni ’80) esisteva il corso di chitarra classica, ma non c’era ancora un percorso accademico dedicato alla chitarra elettrica.
E in fondo non era così strano.
Il rock arrivava da un mondo completamente diverso rispetto a quello del conservatorio: non nasceva nelle sale da concerto o negli ambienti più formali, ma nei club, nei garage, nei locali pieni di fumo e nella voglia di spingere la musica oltre certi limiti.
E forse è proprio questo il punto: la chitarra elettrica è fatta per farsi sentire, non cerca la pulizia e l’equilibrio tipici della tradizione classica, ma punta tutto sul carattere, sull’impatto e sull’energia del suono.
Al contrario, punta tutto sul carattere, sull’impatto e sulla personalità, anche chi non sa nulla di musica riconosce subito il suono di una chitarra distorta.
In realtà una chitarra elettrica assomiglia molto a una chitarra acustica: ha sei corde, un manico e una forma familiare; però appena viene collegata a un amplificatore cambia tutto, il suono diventa più pieno, più aggressivo, più … vivo e da lì nasce gran parte del linguaggio del rock.
Molti pensano che la differenza principale sia soltanto il volume.
In realtà non è così semplice.
Certo, il rock si ascolta spesso forte, e una parte del divertimento sta anche nell’energia che arriva all’ascoltatore, ma la vera differenza è nel timbro, nel modo in cui le note vibrano e rimangono nell’aria.
Per accorgerci di questo, basta mettere un pezzo rock che conosciamo bene abbassando il volume quasi al minimo: la chitarra continuerà ad avere quel suono particolare, magari meno potente, ma sempre riconoscibile.
Quindi non è soltanto questione di suonare forte: c’è un’identità sonora precisa.
Con l’arrivo della chitarra elettrica è cambiato anche il modo di scrivere musica: sono nati i riff, gli assoli, gli effetti, le distorsioni.
I tecnici del suono hanno iniziato a sperimentare in studio e i musicisti hanno scoperto nuovi modi per esprimersi.
Persino il pubblico ha dovuto abituarsi a una musica più … fisica, più intensa.
Forse è anche per questo che la chitarra elettrica continua ad affascinare così tante persone; non ha il fascino nobile di un violino o di un pianoforte, ma ha qualcosa di diretto e istintivo che arriva subito.
Insomma … è uno strumento che non chiede permesso: entra in scena e si fa sentire.
E alla fine è proprio questo il bello del rock.

