Ciao,
oggi voglio condividere con te la prima di tre abitudini che, col tempo, mi hanno aiutato a studiare la chitarra in modo più efficace e a vedere progressi più concreti (quindi ti parlo della mia esperienza personale).
Quante volte prendiamo la chitarra, iniziamo a suonare qualcosa che già conosciamo, magari un giro che ci piace o un esercizio visto poco prima, e andiamo avanti così, suonicchiando a destra e a sinistra.
Il risultato è che il tempo passa, magari ci divertiamo anche ma quando smettiamo, rimane la sensazione di … sì, abbiamo suonato, ma siamo andati avanti, abbiamo progredito?
A me succedeva spesso, soprattutto quando all’inizio studiavo da sola: non era questione di impegno (quello non mancava) ma il punto era che iniziavo a suonare senza avere chiaro cosa stessi cercando di migliorare in quel momento, e senza una direzione precisa … non combinavo niente di concreto.
Quello che per me ha iniziato a fare la differenza è stato l’entrare in conservatorio e scoprire quello che mi mancava: fermarmi prima di iniziare a suonare e decidere cosa fare, farmi una scaletta di cosa avrei voluto abbordare in quella sessione di studio.
Quindi niente di complicato, ma avendo un obiettivo su cui concentrarmi durante quel tempo, che poteva essere anche corto (tipo mezz’ora).
E non c’è bisogno di … mettere tanta carne al fuoco!
Quel passaggio non è pulito, quel cambio di accordo viene sempre un po’ sporco, oppure provare ad aumentare leggermente la velocità di quella scala.
Insomma: non è tanto importante cosa scegliamo, ma che sia fatto bene e che sia una cosa che non ti viene e su cui decidi di lavorare.
Da quando ho iniziato a fare così, ho notato che anche sessioni brevi diventano più utili, perché ogni cosa che suono non è più lasciata al caso.
Un altro errore che facevo spesso (e che vedo fare a tanti) è voler fare troppo tutto insieme, nello stesso momento.
Il problema è che così si finisce quasi sempre per bloccarsi, perché l’obiettivo che ci si è posti è troppo grande.
Col tempo ho capito che funziona molto meglio fare il contrario: lavorare su poco ma bene.
Ad esempio: studiamo un determinato brano e c’è sempre quella battuta in cui sbagliamo una nota, sempre la stessa!
In questo caso, allora, è meglio prendere quella battuta e migliorarla un po’ oggi, poi riprenderla il domani e sistemarla ancora un po’, fino a che, alla fine, scopriamo che la nostra diteggiatura è sbagliata o che quel determinato movimento delle dita non è corretto.
Certo, questo modo di lavorare è molto poco gratificante all’inizio, lo ammetto, e forse anche tanto noioso, ma è quello che, passo dopo passo, farà la differenza su quel determinato passaggio.
Se poi vogliamo andare ancora più avanti, possiamo stabilire degli obiettivi per tutta la settimana o per tutto il mese, in modo da avere una traccia di quello che vogliamo fare nei prossimi giorni e questo ci … libera la testa impedendoci di ricominciare ogni volta da zero o di perdere un sacco di tempo a cercare di pensare quello che vogliamo studiare: partiamo subito, e tutta l’attenzione va su quello che stiamo suonando.
Ed il cambiamento e la progressione, a questo punto, saranno notevoli perché siamo più concentrati e posso assicurarti che i risultati arrivano velocemente e in modo costante.
Quindi: organizzare un minimo la sessione di studio non toglie la libertà di suonare, ma aiuta a usare meglio il tempo che abbiamo e ci permette di vedere progressi reali, senza quella sensazione di suonicchiare.
Nel prossimo articolo parleremo di un altro ostacolo molto comune, che per tanto tempo ho sottovalutato: la tensione mentre si suona, e di quanto influisce sui nostri progressi, molto più di quanto possiamo immaginare.

