Ciao,
torno oggi a parlare di teoria musicale, un argomento che ultimamente sta scatenando grande interesse tra il popolo di suonolachitarra: da una parte chi la considera fondamentale, dall’altra chi è convinto che si possa tranquillamente farne a meno.
E il risultato è una grande confusione, soprattutto per chi sta cercando di capire come muoversi.
Anche perché la chitarra, rispetto ad altri strumenti, si presta benissimo a un apprendimento intuitivo.
Molti iniziano semplicemente osservando altri chitarristi, provando a rifare accordi, riff, canzoni, per non parlare poi dell’uso delle tab, molto pratiche e … comode.
E spesso funziona e anche molto bene!
Ci sono persone che hanno un modo di imparare diretto, immediato e, alla fine, molto gratificante: hanno orecchio, capiscono subito quello che succede e riescono a riprodurlo senza aver bisogno di troppe spiegazioni.
Il punto è che questa stessa facilità può portare, col tempo, a sottovalutare tutto il resto.
Vediamo perché.
Se si ottengono buoni risultati senza fare troppo lavoro, è normale chiedersi a cosa servano le lezioni, lo studio più strutturato, o la lettura musicale, tutte cose che richiedono più pazienza, più costanza e che, almeno all’inizio, danno meno soddisfazioni immediate.
Così, quasi senza accorgersene, si sviluppa una certa diffidenza verso tutto ciò che è teorico in quanto non se ne sente la necessità.
Io faccio sempre un paragone con una lingua straniera e prendo un esempio personale: quando venni a Parigi per turismo, in una settimana, non conoscendo il francese, era sufficiente avere il vocabolarietto con le frasi fatte, conoscere le parole indispensabili e tutto andava bene.
Quando poi, anni dopo, ho deciso di trasferirmi in Francia, allora il vocabolarietto con le frasi fatte non mi serviva più a niente!
Ho dovuto imparare il francese per potermi districare in tutte le situazioni giornaliere.
Ecco quindi che se si è capaci di imparare facilmente e si tralascia la teoria musicale … il problema arriva più tardi.
Infatti arriva quel momento in cui non basta più andare a intuito o copiare quello che fanno gli altri: ci si scontra con concetti che non sono così immediati da afferrare e lì, se non si hanno altre conoscenze, si rischia di restare bloccati o di procedere a tentativi, spesso con molta più fatica del necessario e perdendo un sacco di tempo.
È proprio in questi casi che la teoria non è più qualcosa di accademico o distante, ma diventa un alleato prezioso per capire cosa si sta facendo e per avere più possibilità tra cui scegliere.
Questo non vuol dire che sia obbligatoria per tutti, né che esista un unico modo corretto di imparare e, soprattutto, che non è necessario imparare a solfeggiare cose difficilissime quando poi con la chitarra non le metteremmo mai in pratica!
Quindi avvicinarsi alla teoria può fare la differenza per capire concetti che ci faranno progredire come chitarristi.
Per oggi mi fermo qui, in quanto penso di averti dato qualche spunto di riflessione.
Più avanti approfondiremo più da vicino da dove nasce questa resistenza verso la teoria e perché, in molti casi, ha radici più profonde di quanto sembri.
Intanto, mentre aspetti questi nuovi articoli, se vuoi approfondire di più l’argomento, ti consiglio di cliccare sull’immagine qui sotto e leggere la nuova pagina: sono sicura che ti interesserà 🙂


Secondo me conoscere la musica è fondamentale per suonare qualsiasi strumento.