Ciao,
torniamo oggi a parlare di modulazione armonica e occupiamoci della modulazione ai toni lontani, facendo prima chiarezza su cosa si intende per toni lontani: la risposta più ovvia è che sono tutte quelle tonalità che non sono considerate vicine.
Vero, verissimo, ma se vogliamo dare una spiegazione un po’ più … scientifica, diremo che sono considerate tonalità lontane due tonalità che hanno due (o più) alterazioni di differenza tra di loro.
Questo implica che alcune di queste tonalità hanno molte note diverse nelle due scale: se riprendiamo ad esempio DO maggiore e DO diesis maggiore, troviamo due sole note in comune e cinque diverse, quindi sono due tonalità … lontanissime, come lo sono, sempre in rapporto a DO maggiore, la tonalità di SOL minore, MI bemolle maggiore, FA diesis minore, LA bemolle minore e via dicendo.
E modulare tra due tonalità così distanti non è semplice, tanto che a volte (se si ha il tempo musicale per farlo) si procede per tappe, cioè modulando da tonalità vicine a tonalità vicine, fino a raggiungere il tono finale che ci interessa.
Con questo procedimento, quindi, se ad esempio voglio modulare da DO maggiore a RE maggiore, dovrei prima modulare a MI minore (tonalità vicina a DO maggiore) per poi passare a RE maggiore (tonalità vicina di MI minore).
Ma questo procedimento non sempre è applicabile.
Vediamo dunque come è possibile passare ad una tonalità lontana senza modulare ai toni vicini delle varie tonalità, quindi senza usare cadenze perfette per confermarle.
Prendiamo ad esempio la tonalità iniziale è SOL maggiore e quella di arrivo RE minore, tonalità lontana con due alterazioni di differenza: qui possiamo fare in modo che ogni tono successivo sia vicino al precedente: DO maggiore è vicino di SOL, FA maggiore di DO e, alla fine, RE minore di FA.
Tuttavia possiamo non mettere nessuna cadenza perfetta che conferma le varie tonalità che tocchiamo, se non alla fine: i vari accordi usati nelle diverse tonalità, quindi, devono essere analizzati come accordi transitori nella modulazione che va da SOL maggiore a RE minore.
E questo procedimento è molto interessante perché possiamo avere alcuni accordi che appartengono a due o più tonalità, rendendo il passaggio modulante molto fluido: pensa ad esempio all’accordo di RE minore (rimanendo nel nostro esempio).
Questo apparterrà alle tonalità di DO maggiore (II grado), a quella di FA maggiore (VI grado) e a quella di RE minore (I grado).
Nel prossimo articolo andremo a vedere qualche esempio di modulazione a tonalità lontane.
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