Ciao,
torniamo oggi a parlare di armonia jazz e occupiamoci dei concatenamenti accordali che sono validi sicuramente nella musica tonale, cercando di vedere quelli che sono più usati, senza tralasciare quelli più … complicati e, quindi, meno usati.
Possiamo dividere questi concatenamenti in sei gruppi, dai più usati (e che funzionano sicuramente bene) a quelli più … difettosi, diciamo così.
Nella lista che trovi qui sotto, i gradi scritti corrispondono alle fondamentali degli accordi:
- primo gruppo: è il collegamento per quarta ascendente, il più praticato in tutta la musica: I – IV
- secondo gruppo: è il collegamento per terza discendente: I – VI.
Tra questi due accordi abbiamo due note in comune, quindi il concatenamento sarà molto … tranquillo 🙂 anche se a volte può risultare debole se non, addirittura, inefficace in certi casi - terzo gruppo: questo concatenamento è per quarta discendente: I – V.
Si realizza molto facilmente, ma è poco usato nel jazz, salvo forse tra il IV e il I grado, soprattutto nel blues - quarto gruppo: questo concatenamento procede per seconda ascendente: I – II.
Se è realizzato male, può sembrare troppo rude: per questo esso merita molta cura.
Lo si usa a volte anche nel movimento parallelo - quinto gruppo: si usa la terza ascendente: I – III (modo maggiore).
È un collegamento difettoso e poco usato nel jazz, ad accezione forse della formula: III – V(13) - sesto gruppo: questo collegamento è per seconda discendente: V – IV.
Esso è quasi sempre difettoso.
Lo si incontra piuttosto di frequente nel rock, mentre nel jazz lo si usa con un doppio salto di quarta ascendente (vedi il primo gruppo): ad esempio piuttosto che usare Dm7 – C si preferisce usare Dm7 – G7 – C o, meglio ancora, Dm7 – G11 – C, spesso con un movimento parallelo.
I giri armonici non sono altro che un susseguirsi di collegamenti armonici che … funzionano.
Se vogliamo chiamare questi collegamenti con un nome colto, diremo che siamo in presenza delle cadenze, che possono essere paragonate alla punteggiatura in una lingua, tipo la virgola (che prevede un piccolo respiro prima di ripartire) oppure il punto finale, cioè una fermata definitiva.
Ma di questo ne parleremo la prossima volta.
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