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“Come si studia la chitarra?”

di Barbara Pubblicato in Come si studia?, Davide De Rosa .

ConcertoSalve.

Oggi vorrei affrontare con te una questione che arrovella una buona parte di musicisti in fase di formazione.

Spesso, nei miei incontri didattici, molti allievi mi esternano un disagio rispetto alle loro esibizioni dal vivo.

Essi asseriscono che, in determinate occasioni, sono capaci di ottime performance mentre in altre non raggiungono neanche la sufficienza.

La spiegazione che danno è sempre la stessa.

Forse la mancanza di una formazione accademica per alcuni, forse una momentanea indisposizione delle mani dovute a fattori atmosferici per altri.

Tutti però vivono questa cosa con difficoltà.

Una volta ho sentito addirittura qualcuno dire che, quando deve esibirsi in pubblico, spera che sia una di quelle volte in cui suonerà bene.

Questo tipo di problema, in realtà, lo abbiamo riscontrato un pò tutti ad un certo punto della nostra formazione artistica.

Il superamento di questa fase, segna un passaggio epocale: quella da Suonatore Approssimativo a Musicista.

La prima cosa da capire è la seguente: se sei capaci di suonare qualcosa una volta, niente può impedirti di rifarlo ancora.

Allora perché in certi momenti si vorrebbe buttar via lo strumento?

Parte della questione può essere risolta attraverso un corretto metodo di studio.

Innanzitutto bisogna capire che è inutile sforzare le mani con degli esercizi eseguiti meccanicamente.

La Musica non si struttura attraverso le mani.

Tutto si elabora mentalmente come accade per i gesti quotidiani.

Se impariamo ad usare correttamente le posate, mangiare con esse diventerà un gesto spontaneo.

Lo scopo dell’esercitazione, deve essere quello di imparare ad elaborare i dati mentalmente e trasmetterli in modo simultaneo alle mani senza che si inceppino per strada (è li che si genera il corto circuito).

Bisogna riuscire ad immaginare in modo visivo il percorso delle note che andremo a suonare.

Devi imparare a tracciare mentalmente dei diagrammi che illustrino il percorso del tuo pensiero musicale via via che si sviluppa in modo che, un attimo prima di suonare una nota, essa già sarà visualizzata nella tua mente.

Questo, tal volta, può accadere anche in modo spontaneo.

Alle volte i ragazzi riscontrano che, in determinate occasioni, riescono a suonare qualitativamente al di sopra del loro presunto livello standard.

Questo però,li rende anche consapevoli di non essere sicuri di poter ripetere con facilità molto di quello che hanno suonato.

Per far si che si superi questo stato di frustrazione, bisogna iniziare a studiare utilizzando un nuovo approccio.

Per prima cosa bisogna svolgere gli esercizi ad una velocità lentissima, al di sotto della propria capacità ricognitiva. In questo modo sarà come vivere al rallentatore.

Si può rivedere l’azione esaminandola nei particolari.

Una cosa importante è suddividere il tempo all’interno di una scansione costante.

L’uso del metronomo in questo è vitale.

Bisogna svuotare la mente e rilassarsi.

La postura deve essere corretta.

Non stare ricurvo sullo strumento e non incordarti sulle spalle.

Adesso bisogna visualizzare ogni passo che andremo a compiere.

Pian piano questo meccanismo diventerà automatico.

Una volta che tutto funziona bene, potrai aumentare la velocità metronomica di una tacchetta.

Un altro aspetto più legato all’improvvisazione, è quello di imparare ad organizzare i suoni in modo sequenziale.

Prova ad immaginare una qualsiasi melodia: la prima che ti passa per la testa senza pensare né alla tonalità né alla diteggiatura.

Prova a cantarla e, partendo dalla prima nota che hai intonato vocalmente, riproducila sullo strumento estemporaneamente senza prendere punti di riferimento per quanto riguarda la tonalità.

Le mani, al di fuori degli schemi dettati dalle diteggiature, si muoveranno liberamente seguendo solo il tuo senso per gli intervalli.

Questo simpatico gioco aumenterà le tue capacità ricognitive allenando la mente a formulare frasi ed a riprodurle sulla chitarra in tempo reale.

Questo si chiama Jazz.

Un’altra cosa importante è il controllo emotivo.

Alcool, droghe e psicofarmaci sono le prime cose da evitare.

Daranno la sensazione di fare bene ma in realtà si andrà solo incontro ai seguenti problemi: difficoltà di articolazione, mancanza di senso ritmico, scarsa concentrazione, difficoltà uditive e scarsa capacità di relazionarsi con gli altri musicisti.

Fai un po’ tu!

Tuttavia, il suonare in pubblico, emotivamente, non è la stessa cosa che farlo tra le pareti domestiche.

La cosa migliore è stare completamente lucidi e rilassati (qualcuno dirà: è una parola!).

In tal senso mi ha interessato molto il punto di vista di un eccellente chitarrista in ambito moderno che è: Steve Vai.

Lui dice che, prima di esibirsi, adotta delle tecniche di respirazione che gli favoriscono la concentrazione.

È vero funziona.

Impara a respirare dalle narici prendendo l’aria attraverso la pancia.

Mantieni il respiro per pochi secondi e poi ributta fuori l’aria dalla bocca un po’ alla volta socchiudendo le labbra e articolando un movimento circolare in su e in giù.

Puoi ripetere l’esercizio anche tre volte prima di iniziare una esibizione.

Ti aiuterà a controllare l’ansia.

Questo ti eviterà anche la solita sudorazione alle mani che, oltre al disagio, corrode anche le corde e la tastiera della chitarra.

Non ti suggerirò né esercizi né patterns.

Potrai usare il materiale didattico in tuo possesso. Il mio intento è quello di aiutarti a vedere la cosa da un’altra prospettiva.

Prova ad osservare un oggetto da varie postazioni.

Quello stesso corpo assumerà forme diverse seppure resta immobile.

Quello che dico è: se facciamo la stessa cosa utilizzando un metodo differente, a volte possiamo avere anche un esito differente.

È ovvio che ci sono momenti in cui siamo più ispirati ed altri in cui siamo meno concentrati. Però imparare un metodo comportamentale ti garantirà una forma standard che è importante per un Musicista Professionista.

Spero di esserti stato utile in qualche modo.

Un saluto.

(articolo scritto da Davide De Rosa)

17 Commenti
« “Ti sudano le mani?”
La seconda metà degli anni 80: i chitarristi “iper-tecnici” – Parte I »

17 Responses

  1. marianto says
    12 Febbraio 2013 in 12:22

    Grazie per tutti i preziosi consigli !!

    Rispondi
  2. Tony says
    7 Gennaio 2013 in 15:57

    Io non sono un musicista, ho solo tanta voglia di imparare a strimpellare una chitarra anche se solo per me stesso.
    Però sono un professionista nel mio lavoro e non posso che generalizzare l’articolo di Davide, nel senso che sia una esibizione in pubblico sia una prestazione nascosta è sempre importante farla al meglio delle proprie capacità.
    Che con l’esperienza e la continua pratica faranno si che si migliori ogni giorno.
    Sempre dando per scontato che uno impara sempre, soprattutto quando è convinto di sapere già abbastanza.
    In buona sostanza i consigli/suggerimenti scritti in questo articolo vanno benissimo per i musicisti, ma anche ad altri professionisti, che magari nella loro vita mai dovranno affrontare il pubblico, però saranno sempre sotto la lente d’ingrandimento per ciò che fanno.

    Rispondi
  3. Giulia says
    1 Ottobre 2012 in 00:13

    Sì, questo era l’articolo che cercavo!!
    Finalmente dei preziosi consigli che mi servivano proprio, dato che quando c’è da suonare in pubblico a me viene un’agitazione infinita tant’è che mi sudano le mani, diventano rigidissime, la mia concentrazione ne risente a tutti gli effetti, non mi godo assolutamente il momento perché non sono per niente tranquilla e serena, quindi la conclusione è che appaio una completa frana che si fa prendere dall’ansia come se non avesse mai suonato davanti alle persone.
    Il problema è che io so ciò che devo fare e come farlo ma non riesco a convincere il mio cervello che non c’è nulla di cui preoccuparsi e non devo assolutamente badare a chi mi sta guardando..non riesco a creare quel distacco tra me e il pubblico, non son capace a pensare solo a me e alla chitarra… per fortuna in questi anni, quando ho suonato ai saggi, non ho fatto chissà quali figuracce, però, ovviamente non sono mai stata contenta delle mie esibizioni perché sapevo di poter fare meglio..il mio maestro dice sempre che un minimo di paura dobbiamo avercela, ma io direi che la mia è anche troppa!!
    Comunque grazie Davide per questo articolo, spero che con le tue parole io possa combattere la tensione!
    Ciao 🙂

    Rispondi
  4. francesco says
    17 Giugno 2012 in 19:18

    Grazie Davide, il tuo articolo sarà il mio punto di riferimento perchè non ho mai suonato dal vivo ma presto lo farò e l’approccio e lo stile che hai dato, sono fondamentali.
    P.s.: Terrò molto presenti i consigli di Piero anche.
    Ciao

    Rispondi
  5. Angelica says
    8 Aprile 2012 in 00:10

    io quando suono all’inizio ho una paura pazzesca e penso in continuazione “non devo sbagliare”, anche se poi abbasso la testa, guardo la mia chitarra e penso solo a suonare, e non vedendo chi ho davanti viene tutto meglio.
    Poi dopo le prime note della canzone inizio a perdermi nella musica e non penso più a niente, quindi anche se alzo la testa e guardo la gente che è davanti a me rimango tranquilla, è una cosa spontanea, basta riuscire ad iniziare e poi viene tutto naturalmente.
    E’ difficile da spiegare 🙂

    Rispondi
  6. Umberto says
    12 Febbraio 2012 in 00:42

    D’accordo circa 4 anni fa ho fatto il primo saggio della mia vita.
    E’ andata bene ma ho finito con i crampi allo stomaco……………………

    Rispondi
  7. ivano says
    29 Gennaio 2012 in 17:21

    Questo significa che le cose più importanti sono sempre le più semplici…che abbiamo però bisogno di sentirci ripetere e suggerire per convircesene..ed applicarle…è tutto nella mente….le cose essenziali non si vedono con gli occhi….

    Rispondi
  8. macy says
    8 Gennaio 2012 in 22:33

    Gran bell’articolo,
    grazie Davide!
    Sono d’accordissimo!

    Rispondi
  9. Davide derosa says
    26 Agosto 2011 in 22:38

    L’Arte è la forma più ancestrale di comunicazione.
    Forse è venuta prima del linguaggio.
    Anzi, se è vero che nel Paleolitico gli uomini dipingevano i muri delle caverne, sicuramente è così.
    Guai se smettessimo di comunicare agli altri.
    Grazie per il commento.

    Rispondi
  10. paolo says
    26 Agosto 2011 in 18:25

    Saggezza al servizio della chitarra.
    Molto utile.
    Anche perchè sono del parere che si debba suonare principalmente per gli altri.

    Rispondi
  11. Paola says
    23 Marzo 2011 in 22:41

    Articolo ben fatto!
    Grazie Davide!

    Rispondi
  12. giorgio says
    8 Marzo 2011 in 16:01

    Ottimo articolo, semplice e argomento bene esposto. Complimenti!

    Rispondi
  13. Diego says
    21 Ottobre 2010 in 20:40

    “Bisogna svuotare la mente e rilassarsi”.
    Io suono solo per questo, il mio pubblico sono io, a volte vado al parco con la mia chitarra, sinceramente vedo qualcuno interessato che ascolta , ma è come se non ci fosse!!
    Ottimo articolo comunque 🙂

    Rispondi
  14. piero says
    18 Settembre 2010 in 00:38

    C’è da dire che, se non si ha un po’ di paura del pubblico, allora il gioco è finito.
    Sta proprio lì il “bello” del suonare dal vivo.
    Inoltre, per quanto concerne la mia esperienza (sono comunque vent’anni che vado in giro a suonare) è che, man mano si acquisisce sempre più esperienza e “chilometri” sulla tastiera; per cui s’impara anche ad affrontare le difficoltà “climatiche” e a comportarsi di conseguenza.
    Se si suona per parecchie ore, bisogna “dosare” le energie; se sei particolarmente stanco fai cose meno difficili.
    L’importante è che, per esempio, in un assolo, in un riff il tutto sia a tempo, pulito e in tonalità.
    Suonando a basso volume può succedere di “perdersi” un attimo.
    Basta la concentrazione e si ritorna subito in sé.
    Ottimo il consiglio di evitare droghe, ecc.
    Non è come si crede: non sono quelle le sostanze che aiutano a suonare meglio.
    Altra cosa: quando si suona tanto, si è stanchi, si dorme poco, gli psicologi dicono anche che peggiora la percezione di ciò che si fa.
    E’ verissimo che a volte ci si crede di aver fatto chissà che cosa; ma in tali condizioni ci si crede di aver COMBINATO chissà che cosa…
    Soluzione?
    Registrarsi!
    Intanto, qualsiasi sia il livello a cui si suona… c’è sempre da imparare e migliorare.
    In un’intervista Eric Clapton affermava di “soffrire” durante l’ascolto delle sue registrazioni live, perchè, per esempio, quel passaggio avrebbe potuto farlo così; in quel blues avrebbe potuto infilare meno note ma più incisive, per restare nel “regolamento” della “musica del diavolo”.
    Forti di queste autorevoli testimonianze, non si può che essere stimolati a suonare il meglio possibile.
    Fermo restando che, ascoltando più live dello stesso artista, possiamo trovare versioni più belle o meno belle dello stesso brano.
    A volte anche sbagli (pure loro!)…
    Essendo esseri umani e non macchine, il bello del “live” è anche questo!!!
    Un’altra cosa, molto importante.
    Come per una partita, anche il “live” necessita di concentrazione.
    Per cui bisogna viverne la vigilia, il giorno stesso e le ore immediatamente precedenti (per quanto possibile) in assoluta serenità.
    Se suonate in gruppo accantonate i rancori.
    Se non andate d’accordo con qualcuno, prendete la porta e andatevene a fare un giro; tornerete nel locale al momento di prendere gli strumenti in mano.
    Parlate di cose allegre, scherzate, trascorrete questo spazio temporale nella massima serenità possibile.
    Se qualcuno vuol “piantare grana”, allontanatelo: in quel momento la buona riuscita del live è la cosa più importante!
    Alla prima prova si affronteranno i problemi.
    Altra cosa importante: prima del “live” studiate o ripassate solo cose relative al “live”: non altro (consiglio non mio, ma di Wes Montgomery!).
    Naturalmente, tenetevi leggeri col mangiare.
    Anche quello fa dormire e non favorisce la concentrazione.
    Se avete una moglie o una fidanzata che vi fanno girare le scatole… PIUTTOSTO LASCIATELA A CASA!!!

    Rispondi
    • barbara says
      18 Settembre 2010 in 19:45

      Grazie Piero, il tuo commento è quasi un articolo a sé talmente è denso, concreto e non fa altro che confermare (in base alla tua esperienza) e ampliare quello che ha scritto Davide.
      Quando vuoi, mandami qualcosa da pubblicare.
      🙂

      Rispondi
  15. michele says
    15 Settembre 2010 in 21:29

    Mi hai fatto venire in mente le mie prime volte in pubblico, in particolar modo la prima volta, con le luci in faccia e le corde che brillavano….non vedevo più niente, avevo 16 anni ed era il mio primo gruppo con un brano degli Shadows solo sturmentale, immaginatevi che “Terrore” di sbagliare. Non commisi alcun errore e suonai decentemente.
    Il merito fu proprio l’essermi completamente rilassato nella mezz’ora prima ed aver fatto esercizi semplici durante le ultime prove.
    E’ proprio come tu dici amico, se fai bene una cosa una volta non c’e’ motivo per farla male poi, e’ solo la paura di sbagliare che….ti farà sbagliare.
    Ciao, Mike

    Rispondi
  16. Gianluca says
    14 Settembre 2010 in 07:54

    Una bella sensazione che ho provato qualche volta è quando sono andato alle prove dopo aver fatto esercizi di lettura, tecnicamente non difficili, su posizioni semplici.
    Beh sembrava non c’entrasse niente e invece ho suonato molto meglio!

    Rispondi

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