Ciao,

oggi voglio trattare questa tecnica chitarristica tanto (all’apparenza) complicata, quando molto efficace e di sicuro effetto :-)

Il termine bending, come per la maggior parte delle parole appartenenti al lessico chitarristico, prende origine dall’inglese e significa letteralmente piegatura.

Si tratta fondamentalmente di un glissando attraverso il quale, da una nota di partenza, se ne raggiunge un’altra più acuta.Tecniche_Chitarristiche

L’intervallo può variare da un semitono a due toni in funzione dello strumento utilizzato, dalla fragilità delle corde e della forza impressa dal chitarrista.

Per quanto concerne quest’ultimo punto, la forza è esercitata dal movimento dell’avambraccio che trasmette la forza necessaria alle dita, tenute in posizione semi-rigida.

Il bending viene largamente utilizzato negli assoli di chitarra elettrica blues e rock.

In origine questa tecnica aveva l’obiettivo di riprodurre il suono del bottleneck o di una pedal-steel guitar.

Nel blues tende a generare un suono lamentoso, quasi un singhiozzo o un pianto, legato ad un’atmosfera triste e disperata.

Nel rock ha invece un intento più aggressivo, generando un suono simile ad un grido soprattutto se unito ad una distorsione.

Dal punto di vista tecnico, per ottenere un bending è necessario innanzitutto suonare una nota (mai una corda vuota) spingendo la corda verso l’alto in corrispondenza della barretta (fret) con le dita della mano sinistra.

In alternativa la corda può essere tirata anche verso il basso in modo perpendicolare al manico (di conseguenza verticalmente), mantenendola premuta sul tasto interessato per aumentarne la tensione e, di conseguenza, l’altezza del suono.

Ovviamente ogni corda ha caratteristiche di flessibilità e di posizione sulla tastiera diverse dalle altre.

Sarà quindi deleterio tirare il MI cantino verso il basso, perché così facendo si uscirà al di fuori della tastiera.

Per ottenere un bending efficace si effettua un piccolo movimento rotatorio dell’avambraccio.

Nel frattempo il pollice e l’indice, fungendo da fulcro, devono rimanere ben fissi sulla tastiera serrando il manico come se dovessero sollevarlo.

Le altre dita dovranno essere posizionate vicino al tasto interessato dal bending.

Mentre si effettuano questi movimenti, potrebbe essere necessario abbassare lievemente il polso soprattutto se si desidera ottenere dei bending ampi.

La posizione dell’avambraccio è generalmente di taglio rispetto al chitarrista.

Effettuando la rotazione dovrebbe essere visibile la parte più interna dell’avambraccio, pur se per una piccola angolazione soltanto.

Durante l’esecuzione di bending ampi si pone la necessità di spostare più di una corda, trascinata insieme alla corda interessata.

Alcuni espedienti, come quello di far scorrere le corde sopra le unghie, non risultano idonei perché, al momento del rilascio del bending, potrebbero creare suoni di disturbo a causa della loro eventuale vibrazione.

Per dividere lo sforzo necessario al bending, può essere utile effettuarlo con più di un dito soprattutto per le corde più spesse o quando il movimento è effettuato su tasti vicini al capotasto.

In un’ottica di maggiore pulizia del suono, avere delle dita libere può sicuramente rivelarsi utile.

Elenchiamo ora i diversi tipi di bending:

  • bending di mezzo tono (innalza il suono della nota di un semitono).
    Il risultato è lo stesso che si otterrebbe fissando la corda sul tasto successivo della tastiera, pizzicandola subito dopo
  • bending di un tono (innalza il suono della nota di un tono).
    Il risultato è lo stesso che si otterrebbe fissando la corda due tasti dopo sulla tastiera, pizzicandola subito dopo
  • ghost bending (o pre-bending): per ottenere questo particolare tipo di bending si tira la corda, la si spinge e poi la si pizzica senza mai ridurre la pressione del dito
  • ghost bending con rilascio: si parte dalla nota innalzata col bending, per tornare alla nota di partenza rilasciando progressivamente la tensione
  • bending indeterminato: in questo caso l’intervallo d’innalzamento della nota non è determinato e potrebbe non appartenere alla sua scala cromatica di appartenenza.
    Una corona rovesciata, posta sopra la nota interessata, è il tipo di notazione utilizzato per indicare questo tipo di bending.

Lo spessore della corda e la nota da suonare incidono significativamente su quanto sia possibile spostare la corda stessa.

Per tale motivo è difficoltoso dare o seguire quantità numeriche.

È necessario pertanto fare molta attenzione al suono prodotto ed effettuare un grande esercizio.

Un consiglio per l’esercitazione è quello di iniziare intorno al XII tasto, perché in quest’area della tastiera le corde sono più morbide e, conseguentemente, più facili da spostare.

Un altro consiglio è quello di porre molta attenzione all’intonazione: conviene memorizzare il suono della nota di destinazione (suonando il tasto corrispondente) e poi, effettuando il bending, cercare di riprodurlo.

sb-ornament

In una tab il bending è indicato col la lettera b e si scrive con il tasto da suonare, la lettera b e la nota finale.

Nell’esempio seguente, si pizzica la quarta corda premendo sul tasto 8 e si esegue un bending di due semitoni, cioè l’intervallo necessario per produrre il suono che si otterrebbe premendo la corda sul tasto 10.

E--------
B--------
G--------
D--8b10--
A--------
E--------

Il bending permette di alzare l’altezza della nota da 1/4 di tono fino a 3 toni ed è possibile trovare anche un bending che non raggiunge una specifica altezza: in questo caso si parla di undeterminated bending.

Per quanto riguarda la scrittura, c’è chi mette il secondo numero tra parentesi e chi invece non ne fa uso; pertanto potremmo trovare l’esempio sopra scritto tranquillamente come 8b(10) o come 8b10.

In entrambi i casi il risultato non cambia.

Si può avere anche il pre-bending che, come il bending, permette di alzare l’altezza delle note da 1/4 di tono fino a 3 toni.

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