Ciao,
oggi voglio trattare la tecnica chitarristica del bending, tecnica tanto (all’apparenza) complicata, quando molto efficace e di sicuro effetto 🙂
Il termine bending, come avviene spesso nel lessico chitarristico, proviene dalla lingua inglese e significa letteralmente piegatura.
Si tratta, in pratica, di un glissando con cui, partendo da una certa nota x, se ne raggiunge un’altra y più acuta.
L’intervallo (cioè la distanza tra una nota e l’altra) può variare da un semitono a due toni a seconda dello strumento utilizzato, dalla fragilità delle corde e della forza impressa dal chitarrista.
Per quanto riguarda quest’ultimo punto, la forza è data dal movimento dell’avambraccio che dà la forza necessaria alle dita tenute in posizione semirigida.
Il bending viene utilizzato soprattutto negli assoli di chitarra elettrica, sia blues che rock.
In origine questa tecnica veniva utilizzata per riprodurre il suono del bottleneck o di una pedal-steel guitar.
Nel blues genera un suono lamentoso, una specie di singhiozzo, legato all’atmosfera triste propria di questo genere musicale.
Nel rock, invece, è considerato più aggressivo, soprattutto se unito ad una distorsione, generando un suono simile ad un grido.
Per ottenere un buon bending è necessario innanzitutto suonare una nota (mai una corda vuota) spingendo la corda verso l’alto o verso il basso in corrispondenza della barretta (fret) con le dita della mano sinistra.
La corda, quindi, viene tirata in modo perpendicolare al manico (quindi verticalmente), mantenendola premuta sul tasto per cambiare la tensione e, di conseguenza, l’altezza del suono.
Ovviamente ogni corda ha una flessibilità diversa rispetto alle altre ed è più o meno flessibile a seconda della posizione della tastiera su cui viene premuta.
Sarà quindi deleterio tirare il MI cantino verso il basso, perché così facendo si uscirà al di fuori della tastiera.
Alcune regole per ottenere un bending efficace sono:
- effettuare un piccolo movimento rotatorio dell’avambraccio
- il pollice e l’indice, fungendo da fulcro, devono rimanere ben fissi sulla tastiera serrando il manico come se dovessero sollevarlo
- le altre dita dovranno essere posizionate vicino al tasto interessato dal bending.
Mentre si effettuano questi movimenti, potrebbe essere necessario abbassare leggermente il polso soprattutto se si desidera ottenere dei bending ampi.
La posizione dell’avambraccio è generalmente di taglio rispetto al chitarrista, cioè quando si effettua la rotazione, dovrebbe essere visibile la parte più interna dell’avambraccio, anche se per una piccola angolazione soltanto.
Durante l’esecuzione di bending ampi è necessario spostare più di una corda, trascinate insieme alla corda interessata.
Altri espedienti (come ad esempio far scorrere le corde sopra le unghie) non vanno bene perché, al momento del rilascio del bending, potrebbero creare suoni di disturbo mentre vibrano.
Per ridurre lo sforzo del bending può essere utile effettuarlo con più di un dito per le corde più spesse e quando il movimento è effettuato su tasti vicini al capotasto.
Per aumentare la pulizia del suono può sicuramente essere utile avere delle dita libere.
I diversi tipi di bending che possiamo avere sono:
- bending di mezzo tono
- bending di un tono
- ghost bending (o pre-bending): in questo caso si tira la corda, la si spinge e poi la si pizzica senza mai ridurre la pressione del dito
- ghost bending con rilascio: si parte dalla nota innalzata col bending, per tornare alla nota di partenza rilasciando progressivamente la tensione
- bending indeterminato: qui l’intervallo d’innalzamento della nota non è preciso e potrebbe quindi essere dissonante.
Il tipo di notazione utilizzato per indicare questo tipo di bending è una corona rovesciata posta sopra la nota interessata.
In una tab il bending è indicato col la lettera b.
Si scrive con il tasto da suonare, la lettera b e la nota finale.
Nell’esempio seguente si pizzica la seconda corda premendo sul tasto 4 e si esegue un bending di due semitoni, cioè l’intervallo necessario per produrre la nota che si otterrebbe premendo la corda sul tasto 6.
E-------- B--4b6--- G-------- D-------- A-------- E--------
Per quanto riguarda la scrittura, c’è chi mette il secondo numero tra parentesi e chi invece non ne fa uso.
Potremmo quindi trovare l’esempio qui sopra scritto tranquillamente come 4b(6) o come 4b6.
Ciò che conta, comunque, è che in entrambi i casi il risultato non cambia.

