Ciao,
dopo la prima parte dell’articolo, quella in cui rispondevo alla domanda: bisogna guardare le dita mentre si suona la chitarra oppure no?, mi sono arrivate tante email: molte persone hanno voluto raccontarmi la loro esperienza e, come immaginavo, sono emersi punti di vista molto diversi.
Tra le varie opinioni ce n’è una che ho letto più volte: secondo alcuni non è necessario guardare le dita, perché prima o poi … impareranno da sole.
L’idea è che, mettendole alla prova abbastanza a lungo, a forza di tentativi, troveranno il modo giusto di muoversi.
Io rispetto tutte le opinioni, naturalmente, però questa posizione mi fa sempre venire in mente un’immagine piuttosto curiosa: quella di chi compra un mobile da montare, apre la scatola, butta via le istruzioni e pensa che, armeggiando un po’, prima o poi i pezzi finiranno al posto giusto.
Magari qualche volta succede anche, ma il più delle volte ci si accorge alla fine che è … rimasta una vite in mano!
Con le dita succede qualcosa di simile: non possiamo limitarci a sperare che si arrangino da sole, hanno bisogno di attenzione, pazienza e un po’ di gentilezza perché se le trascuriamo troppo, prima o poi il problema si presenta.
E succede più spesso di quanto si pensi: sapessi quante volte, quando studiavo pianoforte in conservatorio, mi succedeva proprio questo e sapessi quante volte ci ho sbattuto la testa senza riuscire a capire come risolvere la cosa finché la mia nuova professoressa (santa donna 🙂 ) mi ha aperto gli occhi.
E la stessa cosa succede quando si suona la chitarra, non importa a che livello: puoi essere principiante o esperto.
Ti faccio un esempio pratico: mi capita di accorgermi che in un certo passaggio dimentico sempre una nota e succede puntualmente nello stesso punto: allora mi fermo e cerco di capire cosa sta accadendo.
Osservando meglio la mano, noto che tutto succede subito dopo aver tolto il secondo dito per lasciare spazio al primo.
Fin qui niente di strano, ma guardando con più attenzione mi accorgo di un altro dettaglio: la nota che salto dovrebbe essere suonata con il quarto dito, solo che quel dito è rigido, teso, quasi bloccato.
In pratica non è pronto a entrare in gioco quando serve.
A quel punto la domanda diventa inevitabile: come si può evitare questo problema?
Come si fa a far lavorare quel dito nel modo corretto?
La risposta è semplice: bisogna cambiare il comportamento di quel dito in quel determinato passaggio, cosa che richiede molta pazienza.
E l’unico modo per farlo è ripetere quel piccolo frammento molte volte, molto lentamente, osservando con attenzione quello che succede sulla tastiera e controllando che il quarto dito… faccia il suo lavoro.
È proprio in momenti come questi che guardare le dita diventa utile, se non addirittura necessario.
Naturalmente ci sono situazioni in cui non è possibile farlo.
Per esempio quando stiamo leggendo uno spartito o una tablatura: in quel caso gli occhi sono già impegnati a seguire la musica scritta.
Se però prima abbiamo lavorato bene (osservando le dita e allenandole a muoversi nel modo corretto) allora possiamo stare tranquilli che continueranno a funzionare anche senza il nostro controllo visivo.
Se invece, mentre leggiamo, sentiamo il bisogno di guardarle continuamente, probabilmente significa che quel passaggio non è ancora ben assimilato: a quel punto ci troviamo a spostare lo sguardo avanti e indietro tra lo spartito e la mano, con il rischio che, ad un certo momento, ci … perdiamo e arriva, implacabile, l’errore.
Per evitare questo dobbiamo capire che cosa devono fare la dita e verificare che lo facciano nel modo giusto.
E per riuscirci, a volte dobbiamo anche fermarci a osservare con molta attenzione le nostre dita mentre lavorano.
Solo così, poco alla volta, impareranno a cavarsela da sole 🙂

