Ciao,
torniamo a parlare di melodia e di come arrangiarla: alla fine dell’articolo scorso (che riguardava l’analisi del frammento melodico che dobbiamo arrangiare) dicevo che oggi ci saremmo occupati di vedere come usare gli strumenti in un arrangiamento.
Tieni presente che per fare questo lavoro di arrangiamento puoi tranquillamente usare un software di scrittura musicale, tenendo però bene in mente che nessun programma riuscirà a suonare un brano qualsiasi come un musicista vero!
E tieni anche presente una cosa forse ovvia (ma preferisco non lasciare niente per scontato): se voglio scrivere per pianoforte non scriverò come per un gruppo di ottoni o per una chitarra.
Che vuol dire?
Vuol dire che devo avere una conoscenza minima dei vari strumenti, sapere quali sono le estensioni, la costruzione, i limiti, ecc. e tutto questo puoi trovarlo tranquillamente su internet.
Poi se hai la fortuna di conoscere qualche strumentista, puoi benissimo chiedergli dei pareri su quel tale o tal’altro passaggio, chiedergli di suonarti la parte che gli hai dedicato e vedere concretamente se quel passaggio ti soddisfa, se risponde alle tue aspettative, ecc.
Bene, allora come trattare gli strumenti?
Inizialmente tenendo presente che ogni voce o parte strumentale ha bisogno di continuità e di coerenza melodica: questo significa che se metto al corno una nota a metà del pezzo (che, ad esempio, dura 25 minuti) e pause di silenzio per tutto il resto … beh, posso assicurarti che il povero cornista troverà sempre una scusa per non essere presente all’esecuzione del tuo brano oppure, se è presente, farà altro durante le pause con il rischio SICURO che quando è il suo turno di suonare … non sarà pronto perché non seguirà l’andamento del brano.
Ma ammettiamo che sia pronto: sarebbe talmente demotivato che quella nota la suonerà in modo … schifoso!
Parlo del corno perché mi ricordo, quando ero nella classe di composizione in conservatorio, che era uno strumento sempre difficile da usare e quindi personalmente lo usavo sempre poco e male!
Ma più tardi ho capito che in fondo anche il corno (o, forse meglio dire il cornista) ha il diritto di DIVERTIRSI mentre suona 🙂
In questo caso, allora, è meglio affidargli un breve frammento melodico qui e là che raddoppia la melodia principale o la esegue a distanza di terza, se proprio non abbiamo altre idee migliori.
Ma in questo caso il cornista si sentirà partecipe dell’esecuzione finale perché, comunque, il timbro del corno darà un colore differente al tutto.
Perciò ora si tratta di personalizzare e caratterizzare le voci intermedie: qui possiamo affidare loro, per esempio, delle imitazioni melodiche che dialogano con la melodia principale.
Invece usando uno strumento più armonico (chitarra, pianoforte, arpa, organo e simili) potrò privilegiare più l’armonia che la melodia ad esempio mettendo in evidenza il basso e gli accordi che ci ho costruiti sopra in precedenza.
Ricorda anche che a volte un semplice arpeggio dell’accordo può creare molto interesse rispetto allo stesso accordo tenuto fermo per tutta la sua durata, quindi non esitare ad usarli nelle parti intermedie, ad esempio.
In un prossimo vedremo concretamente come si procede.
Mentre aspetti il prossimo articolo, ti consiglio di cliccare sull’immagine qui sotto e leggere la nuova pagina: sono sicura che ti interesserà.

