Ciao,
ho concluso lo scorso articolo sull’arrangiamento di una melodia data dicendo che “il lavoro di analisi ci aiuta anche ad identificare l’aspetto ritmico della melodia che spesso ci dà molte informazioni sul carattere interno della melodia stessa e agendo su di essa, grazie alla sua grande varietà, possiamo cambiare atmosfera e aspetto ad un’armonizzazione“.
Allora, cerchiamo di capirne un po’ di più.
Quando in una melodia trovi un determinato ritmo particolare, puoi benissimo metterlo in evidenza usandolo in tutte le voci o strumenti simultaneamente, ad esempio per mettere in risalto un testo particolare.
Ma puoi benissimo giocare sui contrasti e usare il suo … opposto (oserei dire): se la melodia ha un ritmo piuttosto rapido l’armonia resta calma e tranquilla, mentre quando la melodia ha delle note lunghe, allora l’armonizzazione o il basso possono avere un elemento ritmico più dinamico.
L’importante è essere coerenti, cioè non mescolare insieme elementi troppo diversi tra di loro se non ci sono delle ragioni particolari: ad esempio, meglio evitare la sovrapposizione di una terzina con un gruppo di semicrome o evitare la successione di elementi ritmici molto diversi tra di loro in quanto destabilizzano la struttura e, di conseguenza, l’ascolto.
Ricorda sempre che la ritmica di un brano deve far risaltare gli elementi tematici che resteranno in primo piano e questo è da tenere presente anche quando hai un frammento ritmico interessante che userai lungo tutta l’armonizzazione, senza eccedere ma mettendolo qua e là, in un momento statico a livello ritmico o in risposta allo stesso frammento della melodia!
Quindi puoi mettere un basso che imita il canto del soprano con un ritmo simile ma spostato nella seconda parte della battuta oppure un basso e una voce intermedia che imitano il ritmo del canto: in questo caso la polifonia risulta più ricca nonostante la scrittura sia solo a tre voci.
Puoi anche usare le voci in modo omoritmico, lasciando gli ultimi due movimenti vuoti dopo l’agitazione dell’inizio.
Arrivati a questo punto, manca solo un aspetto che ha, comunque, la sua importanza: sto parlando della dinamica.
Se la nostra melodia non presenta indicazioni dinamiche scritte, questo non vuol dire che useremo la stessa dinamica dall’inizio alla fine soprattutto tra i vari strumenti.
Cercheremo invece di creare dei contrasti tra momenti forte ed altri piano, tra un tutti orchestrale (che di solito si usa per dare più enfasi ad un determinato passaggio) e poche voci che, al contrario, possono andare benissimo per una parentesi più intimistica.
Inoltre è inutile far suonare un basso fortissimo perché è già ben presente in tutta l’armonizzazione quindi si sente bene anche se suona mezzoforte, per esempio.
La dinamica, poi, può essere associata benissimo anche alla ritmica della melodia: una prima parte con più note può essere suonata forte rispetto ad una seconda parte che ha note più lunghe.
In un prossimo vedremo qualche altro consiglio utile.
Mentre aspetti il prossimo articolo, ti consiglio di cliccare sull’immagine qui sotto e leggere la nuova pagina per approfondire ancora di più questo argomento: sono sicura che ti interesserà.

