Ciao,
nello scorso articolo sulla modulazione armonica, abbiamo parlato della modulazione ai toni lontani, dicendo che due tonalità lontane sono quelle che hanno due (o più) alterazioni di differenza tra di loro.
Vediamo allora qualche modo per modulare ai toni lontani.
Vediamo qualcuno.
Pendiamo la modulazione alla tonalità omonima, dove per tonalità omonima si intende quella che ha la stessa tonica ma cambia di modo (quindi da DO maggiore andremo a DO minore o viceversa) e che prevede sempre tre alterazioni di differenza.
Va da sé che questo tipo di modulazione è molto facile da realizzare, passando attraverso l’accordo di dominante che è comune ai due modi.
Possiamo avere anche la modulazione per cambiamento enarmonico, dove per intervallo enarmonico si intende un intervallo di seconda diminuita (ad esempio DO# e REb), che nella musica tonale occidentale, per convenzione, ha lo stesso suono a livello acustico.
Grazie all’enarmonia, quindi, possiamo cambiare il nome di alcune note di un accordo senza cambiare la loro altezza, in modo che il nuovo accordo ci permetta di raggiungere più facilmente tonalità molto lontane tra di loro.
Quello che cambia sarà il modo di scrivere il nuovo accordo in base alla nuova tonalità.
In questo caso, perciò, l’accordo di transizione è, nello stesso tempo, un grado qualsiasi della tonalità iniziale e il I o il V del nuovo tono.
Un esempio di questo tipo di modulazione è quello che si ha tramite l’uso dell’accordo della settima diminuita, accordo che, essendo formato da tutte terze minori, può … risolvere in tonalità lontanissime tra di loro creando un effetto assolutamente sorprendente.
Possiamo poi modulare tramite la sesta napoletana, accordo che, nell’armonia tonale, è un accordo perfetto maggiore in primo rivolto (per questo si chiama sesta) preso in prestito al primo grado della tonalità maggiore che si trova un semitono diatonico sopra la tonalità che stiamo usando: ad esempio, se mi trovo in DO maggiore, l’accordo di sesta napoletana sarà l’accordo di RE bemolle maggiore in primo rivolto.
Quindi l’accordo di sesta napoletana della nuova tonalità può essere usato come accordo di transizione: per fare questo sarà sufficiente scegliere, nel tono iniziale, un accordo perfetto maggiore e metterlo in primo rivolto, con la terza al basso.
Questo tipo di modulazione permette di arrivare alla tonalità che si trova una seconda minore sopra la fondamentale della sesta napoletana, modulando ad una tonalità vicina o lontana.
Possiamo poi trovare una modulazione senza accordi di transizione: qui l’ultimo accordo della vecchia tonalità e il primo della nuova sono semplicemente giustapposti e fra loro non c’è nessun accordo di passaggio.
Tuttavia, se c’è un nota in comune tra i due accordi (o perché unisono o perché nota enarmonica), questa resta ferma e le altre note procedono, il più possibile, per grado congiunto.
Questa modulazione spesso è chiamata modulazione cromatica perché qui quasi sempre è presente un movimento cromatico che ci porta immediatamente ad un accordo molto distante dalla tonalità iniziale, accordo che può diventare l’accordo di tonica o di dominante della nuova tonalità (anche se questo procedimento può essere usato per raggiungere una tonalità vicina).
Nel prossimo articolo andremo a vedere la modulazione alla tonalità omonima.
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