Ciao,
torniamo oggi a parlare di modulazione attraverso un tipo particolare: la progressione armonica, che consiste nella ripetizione, ascendente o discendente, di una formula data che si ripete su diverse tonalità.
Possiamo considerare questo tipo di modulazione come una modulazione passeggera.
Avremo la prima presentazione del collegamento armonico, il modello, e chiameremo riproduzione ognuna delle sue ripetizioni.
Esistono due tipi di progressioni, quelle unitonali e quelle modulanti, che funzionano, entrambe, nella stessa maniera ma che portano a risultati diversi.
In questo caso avremo una differenza tra questi due tipi, basata sulla fedeltà al modello, che è totale nella progressione modulante in quanto le funzioni tonali (cioè i gradi) del modello sono rispettati in ogni riproduzione, cambiando quindi la tonalità ogni volta, mentre nel secondo tipo, volendo modulare, troveremo delle note alterate nelle varie ripetizioni.
Facciamo un confronto ora tra due progressioni armoniche analoghe:
- nella progressione unitonale ogni riproduzione rispetta la numerazione armonica del modello, l’intervallo tra i gradi e la disposizione delle parti melodiche.
In questo caso non viene conservato il modo del modello: se infatti volessimo mantenere il modo maggiore di tutti gli accordi, ad esempio, avrei l’accostamento di tonalità molto lontane le une dalle altre, con la conseguenza di avere un’instabilità a livello armonico, anche se in teoria il tutto sarebbe coerente.
Facendo un esempio in DO maggiore, la nostra progressione toccherà le sue tonalità vicine: RE minore (e non RE maggiore), MI minore (e non MI maggiore), FA maggiore e SOL maggiore.
E gli accordi del I grado di queste nuove tonalità non sono altro che quelli del II, del III, del IV e del V grado di DO maggiore, tono iniziale.
La possibilità di modulare in un modo differente offre il grande vantaggio di colorare la nostra armonizzazione, che risulterebbe più monotona se restasse esclusivamente nel modo iniziale.
Detto questo … niente ovviamente ci impedisce di usare il RE maggiore o il MI maggiore, ma l’accostamento del MI maggiore (con quattro diesis) e il FA maggiore (con un bemolle) sarà sicuramente … strano nello stile classico, mentre potrebbe funzionare bene in stili di epoche ulteriori (come nel romanticismo e nell’epoca moderna, dal XIX secolo in poi) - nella progressione modulante, invece, quello che conta è il rispetto delle funzioni tonali di dominante e di tonica proprie del modello, cosa che introduce le note caratteristiche (le sensibili, in questo caso) e il cambiamento di tonalità ad ogni riproduzione.
Quindi la progressione modulante passa attraverso differenti tonalità senza fermarsi su di esse e, come succede molto spesso, alla fine ritorna alla tonalità iniziale.
La sua funzione, perciò, è quella di mettere in evidenza un concatenamento armonico e/o di sviluppare una cellula melodica con la conseguenza di creare effetti sicuramente più colorati e più intensi rispetto a quelli generati delle progressioni unitonali grazie all’introduzione, senza conseguenze a lungo termine per l’affermazione della tonalità iniziale, delle note alterate.
Ricorda sempre che i diesis attirano verso l’alto, verso l’acuto, permettendo un movimento cromatico ascendente, mentre i bemolli attirano verso il grave, verso il basso, dando così origine ad un movimento melodico discendente.
Puoi vedere, quindi, che la progressione unitonale comporta una semplice traslazione tra i gradi della tonalità, mentre la progressione modulante conserva i gradi del modello e li riproduce nei toni vicini corrispondenti.
Ogni riproduzione, perciò, entrerà in un tono diverso.
Se vuoi approfondire di più questo aspetto, clicca sull’immagine qui sotto e leggi la nuova pagina.

