Ciao,
dopo aver visto cosa fare inizialmente quando vogliamo fare una pulizia completa della nostra chitarra, andiamo ora a vedere nel dettaglio come comportarci per ogni singola parte dello strumento.
Cominciamo, oggi, con il manico e la tastiera.
Il manico della chitarra, a meno che tu non suoni solo ed esclusivamente con le corde vuote (cosa assolutamente noiosa a lungo andare), è la parte costantemente a contatto con le nostre mani e quindi, di conseguenza, è la parte che si sporca con più facilità.
Spesso, e io sono la prima a farlo, ci mettiamo a suonare senza esserci lavate le mani: la sporcizia che c’è su esse e/o il sudore provocano sempre danni alle corde, che si ossidano, e al legno e i tasti che, a lungo andare, si corrodono.
E se suoniamo oggi e poi lasciamo la chitarra da parte per una settimana, magari buttata là dove capita, ecco che i sedimenti lasciati possono provocare danni anche gravi.
Quindi per effettuare un’accurata pulizia di questa parte dello strumento occorre, sicuramente, tempo e attenzione: si tratta infatti di togliere tutte le incrostazioni che troviamo, gli aloni rimasti per evitare che il legno perda il suo colore.
Da tenere presente, anche, che in base al tipo di legno con cui è fatto il manico e la tastiera, e se esso è laccato o meno, si procederà in modo diverso (lo vedremo nello specifico fra un attimo).
Prima di cominciare con la pulizia è bene togliere tutte le corde e coprire i pick-up su una chitarra elettrificata.
Passare poi, almeno inizialmente, la tastiera con un panno asciutto e non umido, in quanto l’acqua non è un buon nutriente per il legno.
Un paio di volte l’anno, poi, possiamo anche usare qualche goccia su un panno asciutto di olio nutriente per il legno, come ad esempio l’olio di Tung, quello di limone o quello paglierino e strofinare delicatamente, seguendo le venature del legno.
Finita questa operazione asciugare accuratamente il tutto con un panno asciutto.
Per il manico in acero (lucido, laccato o satinato che sia) è meglio usare un panno in microfibra asciutto e pulito piuttosto che la lana d’acciaio, in modo da togliere il grosso della sporcizia.
Possiamo poi pulire la tastiera con un batuffolo di cotone imbevuto di alcol e asciugarla con un altro batuffolo di cotone asciutto.
Eseguito questo tipo di pulizia, in questo caso non è necessario usare prodotti specifici per il nutrimento del legno.
Il palissandro è un legno poroso che trattiene più facilmente lo sporco.
In questo caso possiamo usare dell’ovatta o un cottonfioc imbevuti di alcol (qualcuno consiglia l’olio di limone che deterge molto bene quando c’è del sudore e comincia ad esserci un minimo di usura del legno), facendo attenzione a pulire una piccola porzione alla volta e di asciugarla subito.
Quando la tastiera e il manico sono puliti, si può passare al nutrimento del legno per avere una durata nel tempo e una resa sonora migliore: in questo caso è meglio usare, solo sulle parti verniciate, l’olio extra vergine di oliva e/o la cera alla carnauba stendendo sull’intera tastiera e sul manico una piccola quantità di prodotto con un panno di cotone.
Il tutto verrà poi lasciato per una decina di minuti circa in modo che venga assorbito dal legno, per, infine, togliere quello che è in eccesso con della carta assorbente o con un panno pulito.
Per l’ebano possiamo seguire le stesse istruzioni di un manico in palissandro, anche se qui è meglio usare l’olio di limone.


Salve e complimenti per il Blog,
Oltre ad una pulizia adeguata sul diapason della chitarra io aggiungerei anche alcuni particolari che meritano di essere considerati importanti (alcuni fra tanti), e che riguardano nello specifico una manutenzione appropriata del manico.
Speciialmente per i chitarristi più attivi è opportuno controllare abbastanza spesso l’altezza delle stanghette di metallo che dividono i tasti; queste infatti, col passare del tempo possono “abbassarsi” rispetto alle corde, o addirittura “sfilarsi” anche se di poche frazioni di millimetro, provocando cosi la distorsione o un “ronzio” davvero di cattivo gusto; in questo caso occorre cambiare le stanghette e livellare l’altezza di queste (con apposito strumento) in rapporto con le corde (action); per fare questo si deve naturalmente considerare anche la giusta relazione fra il capotasto e l’osso del ponte.
Altro fatto da considerare e’ naturalmente una verniciatura “rinfrescante” di tutta la chitarra, (da fare almeno 2 volte nel corso della vita dello strumento…) facendo riferimento preferibilmente a quel metodo che gli spagnoli chiamano “muñequilla” (French Polish): cosi facendo anche il suono della chitarra assumerà un tono più ampio e delicato.
Un saluto
Grazie Bruno per queste precisazioni (trattero’ in seguito la pulizia accurata di ogni parte della chitarra).
Ciao