Ciao,
torniamo oggi a parlare di ritmo: infatti ricevo sempre tante email di persone che mi dicono di far fatica a tenere il ritmo, spesso quando suonano la chitarra e cantano contemporaneamente.
Ma questo è un argomento importante: pensa solo a quando ascoltiamo una musica … il nostro corpo spesso reagisce prima ancora che ce ne accorgiamo con un piede comincia a muoversi, la testa segue una cadenza, oppure ci viene spontaneo accompagnare la canzone con piccoli movimenti.
Dietro queste reazioni c’è un elemento fondamentale della musica: la pulsazione.
Imparare a riconoscerla e a mantenerla è uno dei primi passi per sviluppare un buon senso del ritmo e posso garantirti che non è necessario essere musicisti esperti oppure non serve avere uno strumento a disposizione: il primo strumento che possiamo utilizzare è il nostro corpo.
Ma prima di iniziare a esercitarsi, è utile distinguere due concetti.
La pulsazione è il movimento regolare che fa da riferimento temporale alla musica mentre il ritmo nasce dal modo in cui i suoni vengono distribuiti e organizzati sopra questa base.
Possiamo immaginare la pulsazione come una strada sulla quale si muovono le note: la strada mantiene una direzione e una velocità, mentre ciò che accade sopra di essa può essere molto più vario.
Per questo, quando vogliamo imparare a tenere il ritmo, una buona partenza consiste nel cercare prima il battito regolare che sostiene la musica.
Per farlo, ti propongo un piccolo esercizio: scegli un brano che conosci bene e ascoltalo senza cercare di analizzarne la melodia.
Domandati semplicemente: dove sento il battito della musica?
Una volta individuato, prova ad accompagnarlo con un movimento regolare come, ad esempio, un colpo del piede, un battito di mani o un gesto del dito.
Non cercare di seguire tutti i suoni che senti ma in questo momento devi trovare un riferimento stabile e restare agganciato a quello.
Se il movimento diventa sempre più naturale, probabilmente hai trovato la pulsazione del brano.
Seguire una canzone mentre la stiamo ascoltando è relativamente semplice, perché abbiamo un riferimento continuo.
La difficoltà aumenta quando quel riferimento viene tolto.
Prova quindi a interrompere la musica per alcuni secondi dopo aver iniziato a seguire il suo tempo: durante la pausa continua mentalmente a immaginare la stessa velocità e riprendi il movimento che stavi facendo.
Quando la musica torna, controlla quanto sei rimasto vicino alla pulsazione originale.
Se sei partito/a troppo velocemente o troppo lentamente, non è un problema: significa semplicemente che hai trovato un aspetto su cui lavorare.
Questo esercizio sviluppa una capacità importante per chi studia musica: mantenere il tempo anche quando non esiste un riferimento esterno immediatamente percepibile.
All’inizio, comunque, puoi aiutarti con un metronomo pur sapendo che, per allenare il ritmo, questo strumento non è indispensabile: infatti il corpo può diventare un punto di riferimento molto efficace, come ho detto qui sopra.
Un altro esercizio consiste nel partire da una velocità comoda e provare gradualmente a renderla più lenta o più veloce, senza perdere la regolarità.
La difficoltà non sta nel muoversi rapidamente: sta nel riuscire a mantenere costante la distanza tra un battito e quello successivo.
È proprio questa regolarità che permette di costruire un buon senso del tempo.
Una delle strategie più semplici per migliorare è sfruttare le occasioni di ascolto che abbiamo già durante la giornata.
Non importa quale genere musicale stai ascoltando: una canzone pop, un brano orchestrale, una musica tradizionale o una semplice base ritmica possono diventare materiale utile per esercitarsi e invece di ascoltare soltanto la melodia o le parole, cerca per qualche momento il movimento regolare che si trova sotto tutto il resto.
Dopo averlo individuato, verifica se riesci a seguirlo senza muoverti in modo eccessivo.
Con il tempo, questo ascolto più attento rende più facile riconoscere il tempo anche in musiche molto diverse tra loro e ti accorgerai che il movimento diventa sempre meno necessario: possiamo continuare a seguire mentalmente il tempo mentre il copro resta fermo.
Allora la pulsazione viene interiorizzata e diventa una sorta di riferimento interno.
Questo passaggio è particolarmente importante per chi sta imparando a suonare uno strumento: se il senso del tempo è già ben sviluppato, sarà più semplice concentrarsi contemporaneamente sulle note, sulla tecnica e sull’espressione musicale.
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