Ciao,
oggi voglio parlare della ritmica Gipsy Jazz in generale (in un prossimo articolo, poi, ti proporrò qualche esercizio utile).
Spesso, quando si inizia a studiare il Gipsy Jazz, l’attenzione è quasi sempre ricolta agli assoli: frasi veloci, arpeggi, cromatismi e improvvisazione attirano immediatamente l’interesse di molti chitarristi.
Eppure, il vero punto di forza di questo linguaggio musicale è, di solito, l’accompagnamento, in quanto la chitarra ritmica non ha il semplice compito di suonare gli accordi. ma ogni colpo di plettro contribuisce a creare il groove dell’intera formazione.
Per questo una ritmica eseguita con precisione è ciò che permette a ogni brano di mantenere energia, equilibrio e continuità e dedicare tempo allo studio dell’accompagnamento è una delle scelte più utili per chi desidera avvicinarsi allo stile manouche.
In questo genere musicale l’accompagnamento diventa una componente ritmica oltre che armonica: ogni movimento deve essere regolare, controllato e perfettamente sincronizzato con il resto del gruppo e non è un caso che molti musicisti dedichino anni esclusivamente allo studio della ritmica prima ancora di concentrarsi sull’improvvisazione.
Gran parte del linguaggio ritmico utilizzato oggi nasce dalla tradizione sviluppata dai musicisti manouche durante la prima metà del ‘900 e tra i protagonisti di questo stile spicca Django Reinhardt, la cui influenza continua ancora oggi a essere evidente sia nell’approccio melodico sia nel modo di accompagnare: ascoltando registrazioni storiche come Daphne, Minor Swing o, ancora, Swing 42 è possibile notare come la chitarra ritmica mantenga costantemente viva la pulsazione senza risultare invasiva.
L’accompagnamento tipico del Gipsy Jazz prende il nome di pompe e il suo obiettivo non è soltanto scandire il tempo, ma creare una pulsazione continua attraverso una combinazione di accordi pieni e colpi percussivi.
Gli accenti principali ricadono sul secondo e sul quarto movimento della battuta, mentre alcuni colpi vengono alleggeriti rilasciando la pressione della mano sinistra, cosa che produce un effetto ritmico secco che contribuisce al carattere dello stile: qui l’aspetto più importante non è la velocità, ma la regolarità del movimento.
Un dettaglio spesso sottovalutato è che molti chitarristi cercano di riprodurre immediatamente il ritmo della pompe, trascurando invece la qualità del suono: allora è bene prestare attenzione alla durata degli accordi, al controllo delle dinamiche, alla precisione degli accenti e all’uniformità della pennata.
Lavorare su questi aspetti permette di ottenere un risultato molto più musicale anche a velocità moderate.
Nel Gipsy Jazz vengono utilizzate posizioni degli accordi pensate per favorire il movimento della mano sinistra e una migliore connessione tra una voce e l’altra: gli accordi con la sesta maggiore sono molto frequenti, così come alcuni rivolti delle dominanti che rendono il basso più scorrevole durante i cambi armonici.
Queste scelte non sono casuali: contribuiscono a costruire il colore tipico della tradizione manouche e facilitano l’esecuzione della ritmica, lo studio della quale produce risultati migliori quando viene affrontato con costanza.
Questo significa che è meglio dedicare pochi minuti ogni giorno (o ogni volta che si prende la chitarra in mano) alla qualità del movimento piuttosto che lunghe sessioni di ore e ore una volta alla settimana.
La prossima volta, come ho detto all’inizio, ti proporrò degli esercizi pratici e concreti su questa ritmica.
Intanto, mentre aspetti questo nuovo articolo, se vuoi anticiparti ti invito a cliccare sull’immagine qui sotto e leggere la nuova pagina: sono sicura che ti interesserà!

