Ciao,
forse ti è capitato, una volta o un’altra, di trovarti, durante lo studio della chitarra, in cui ti sei accorto/a che una melodia composta da note singole, per quanto corretta, risulta un po’ troppo … essenziale, scarna.
E molto spesso si cerca una soluzione adeguata, magari aggiungendo un accordo completo.
Ma a volte è sufficiente mettere SOLTANTO una seconda nota accanto alla prima.
È proprio qui che entrano in gioco i bicordi che possono cambiare completamente una frase: suonare due note contemporaneamente significa introdurre nella musica un rapporto armonico che con una nota singola non può esistere.
Quando ascoltiamo una sola nota percepiamo principalmente altezza e durata ma quando ne facciamo risuonare due insieme iniziamo a percepire anche la distanza che le separa, cioè l’intervallo, e questa semplice aggiunta può modificare sensibilmente il carattere di una frase.
Una melodia può diventare più corposa, una figura ritmica può acquistare maggiore incisività e un riff può assumere una dimensione più piena senza arrivare alla complessità di un accordo.
Per questo i bicordi sono particolarmente interessanti sulla chitarra, che si presta molto bene a questa tecnica perché dispone di più corde che possono essere messe in vibrazione contemporaneamente: i bicordi, allora, permettono di muoversi continuamente tra melodia, armonia e ritmo.
E possiamo suonarli sia con un plettro, colpendo due corde con un unico movimento, oppure usare due dita della mano destra (o, comunque, quella che pizzica le corde).
Non è quindi necessario imparare una tecnica completamente nuova: il gesto di base è molto simile a quello che utilizziamo normalmente quando suoniamo più corde.
La difficoltà arriva piuttosto dal controllo.
Se vogliamo eseguire un bicordo formato, per esempio, dalla seconda e dalla terza corda, dobbiamo fare in modo che le altre corde rimangano mute e quando iniziamo a utilizzare coppie di corde più distanti, questo controllo diventa ancora più importante.
Il punto non è quindi semplicemente riuscire a produrre due suoni insieme, ma decidere esattamente quali due suoni devono essere suonati, tenendo presente che non tutti i bicordi hanno lo stesso effetto!
In realtà il termine bicordo non identifica un’unica sonorità e a cambiare il risultato è soprattutto l’intervallo tra le due note.
Due note molto vicine producono una sensazione differente rispetto a due note più distanti e alcuni intervalli possono risultare particolarmente consonanti mentre altri saranno più aperti o tesi.
Di conseguenza, scegliere la seconda nota significa anche scegliere il colore armonico della frase.
Le terze, per esempio, sono particolarmente importanti perché permettono di costruire semplici linee a due voci e sono strettamente legate alla formazione delle triadi maggiori e minori.
Ma non è necessario fermarsi alle terze: una volta compreso il meccanismo, vale la pena sperimentare anche con quarte, quinte, seste e altri intervalli.
È questo il momento in cui l’esercizio tecnico comincia a trasformarsi in qualcosa di musicale.
In un prossimo articolo vedremo come cominciare ad usare i bicordi.

