Ciao,
oggi voglio parlare del famigerato circolo delle quinte 🙂 , una delle rappresentazioni più intuitive della teoria musicale: una sorta di mappa circolare che mette in relazione le tonalità attraverso l’intervallo di quinta.
Oggi viene usato da musicisti, compositori e studenti per orientarsi tra tonalità, alterazioni e rapporti armonici.
La sua storia documentata risale alla seconda metà del ‘600 e una delle prime rappresentazioni conosciute compare negli scritti del teorico musicale Nikolaj Dileckij, attivo nell’area dell’Europa orientale.
La sua Grammatika risale alla fine degli anni 1670, mentre una versione dell’opera fu pubblicata a Mosca qualche anno più tardi.
Il diagramma aveva una funzione pratica: aiutare a comprendere le relazioni tra le tonalità e a organizzare il materiale necessario alla composizione musicale.
Qualche decennio più tardi il compositore e teorico tedesco Johann David Heinichen elaborò autonomamente una rappresentazione circolare delle tonalità: la chiamò Musicalischer Circul (circolo musicale).
Il suo schema aveva un obiettivo particolarmente utile per la musica dell’epoca: rendere più comprensibili i passaggi da una tonalità all’altra.
Il principio è semplice: partendo da Do, procedendo per quinte si ottiene la sequenza Do, Sol, Re, La, Mi, Si e così via e dopo dodici passaggi si torna alla nota di partenza, anche se nella pratica musicale il rapporto tra le note non è perfettamente coincidente a causa del piccolo scarto noto come comma pitagorico.
La diffusione dei sistemi di temperamento rese possibile utilizzare queste relazioni in modo sempre più pratico nella musica tonale.
Una curiosità spesso trascurata riguarda proprio Pitagora: il suo nome è strettamente legato allo studio delle quinte e agli antichi sistemi di accordatura, ma non è corretto dire che abbia inventato il moderno Circolo delle Quinte.
La forma circolare utilizzata oggi appartiene a una fase molto più tarda della storia della teoria musicale.
Il Circolo delle Quinte, quindi, non è nato come semplice schema didattico ma è il risultato di un lungo sviluppo del modo in cui i musicisti hanno cercato di rappresentare e comprendere le relazioni tra le tonalità ed è proprio questa combinazione di matematica, acustica e pratica compositiva a renderlo ancora oggi uno degli strumenti più riconoscibili della teoria musicale.

