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La chitarra negli anni 80

di Barbara Pubblicato in Giovanni Perini .

chitarristaCiao.

Oggi vorrei parlarti dell’uso della chitarra negli anni 80.

Trascorsi gli anni della chitarra vista come icona, idolo, feticcio trascinatore di masse, con guitar heroes irraggiungibili, la storia della musica pop si divide in due grandi sezioni: la prima sezione, chiamata anche New Wave, nasce nella seconda metà degli anni 70, grazie al movimento Punk, nella cui filosofia di base era chiaro che per suonare bastava un minimo di conoscenza dello strumento e scarse doti tecniche ma molta energia sul palco.

Il Punk (con gruppi come Sex Pistols con Anarchy in the UK o i Generation x di Billy Idol), assieme all’enorme influenza degli ultimi lavori di David Bowie nella trilogia Berlinese (Sound and Vision, Speed of Life, The secret life of Arabia, Look Back In Anger e anche con l’album Scary Monsters and Super creeps, determinò l’andamento delle nuove correnti stilistiche.

Lo stile, a volte ripreso dal Rock n Roll più semplice e a volte aggiungendovi elementi di altri mondi musicali (come nel Gothic/Dark) è nel Bowie di quegli anni: elettronica, funky-disco e lavori sperimentali con un uso della chitarra che mescolava la melodia commerciale con un’intenzionalità di stranezza, di ribellione, di insolito.

C’erano poi gruppi più pop-oriented, che mescolavano melodie a volte malinconiche, a volte quasi eteree, come nel caso dei Tears For Fears, dove il chitarrista, songwriter e cantante Roland Orzabal costruiva dei brani entrati a far parte dell’iconografia anni 80 come Change (dove una chitarra minimale accompagna una melodia disperata, o Everybody Wants To rule the world dove, al contrario, in un’atmosfera allegra e rilassata, fa capolino un solismo chitarristico più che pregevole (come anche nella masterpiece Shout).

Per quanto riguarda un lato più intimista, si fecero strada gruppi come Joy Division, il cui lavoro rock della chitarra in Transmission, Ceremony, influenzò sicuramente i Psychedelic Furs di The Ghost In You; ovviamente The Smiths, fautori di una musica più tranquilla, in parte rilassata, influenzata forse da un folk trasformato in musica pop con intuizioni geniali: Heaven Knows I’m miserable now, How soon is now? (energica, misteriosa allo stesso tempo, dove il chitarrista Johnny Marr fa un ottimo lavoro con gli effetti; oppure There’s a light that never goes out con un mood più romantico e una chitarra dai suoni puliti e quasi da ballad folk.

Gothic/Dark Wave

Intimisti ma più cupi, the Cure sono meno tecnici ma realizzano un’atmosfera ipnotica (ad esempio A Forest dove il sound è dato in parte dalle linee del basso, dalla batteria, secca, da una tastiera molto minimale e una chitarra che, in parte, è rock e continuativa, con l’uso del flanger (effetto tipico del periodo) e in parte suona linee semplici, con una corda che rimane uguale (vedi anche The Cult, con Rain, She sells sanctuary) e la corda attigua si muove nei gradi di una scala.Oppure, elementi tipici del Gothic, sono arpeggi in minore settima tipo in Lullaby oppure Candyman della band Siouxsie and the Banshees.

In The Blood troviamo un assolo di scala frigia, che ricorda invece atmosfere flamenco e quindi arabe (si trovano anche in Killing an arab).

L’uso del flanger e del delay lo troviamo inoltre nei Cocteau Twins, band veramente particolare e unica nel suo genere, che è difficile definire, una super-psichedelia.

E poi non dimentichiamo gruppi assunti alla popolarità mondiale, che però a livelli tecnici erano nettamente superiori, e mescolavano un uso diverso, più razionale degli strumenti come The Police, il cui chitarrista Andy Summers è inclassificabile proprio per il fatto che nel suo stile ci sono elementi di diversa estrazione musicale, mescolati in modo inusuale e caratteristico, tale da creare un trade mark tipico suo (come per esempio in Synchronicity II, dove le linee di chitarra intrecciano il sound della band, con melodie a volte mutizzate, a volte accordi strumming, a volte ritmiche insolite, oppure Walking on the moon con dei semplici, ma atmosferici accordi all’inizio, e ritmiche reggae durante le strofe.

Nella famosa I can’t stand losing you sono presenti sia note singole mutizzate ripetitive un po’ alla Pink Floyd, sia ritmiche reggae, sia rock, per finire su arpeggi molto atmosferici.Sempre atmosferica, ma più malinconica, la chitarra che interviene in Wrapped around your finger, con l’uso del delay.

Negli XTC la chitarra di Making Plans For Nigel ricorda molto l’Andy Summers di Synchronicity 2.

The U2, il cui chitarrista The Edge preferisce un uso continuato dell’effetto delay, sono anch’essi rappresentanti della New Wave degli anni 80, più vicini al Rock che al Punk, se non altro per la melodia dei brani e la pulizia negli arrangiamenti: vorrei ricordare alcune pietre miliari dello stile primi 80 come New Years’ Day, Sunday Bloody Sunday,Where the streets have no name.

New Romantic

Un’altra corrente degli 80, importantissima, è quella di un genere musicale che univa una blanda elettronica (sintetizzatori) ad un rock leggero, danzereccio, a volte intriso di intimismo come nei Japan (Quiet Life, Gentlemen take Polaroids); spesso, come nei Duran Duran (Girls on film) o negli Human League (The Lebanon) la chitarra esegue ritmiche funkeggianti molto nervose, probabilmente un’interpretazione inglese della funky disco, patrimonio della black music, oppure linee soliste atte ad arrangiamento musicale, da intrecciarsi con la tastiera.

È doveroso ricordare un gruppo leggendario, i Depeche Mode, che però in quanto a chitarra si sono sempre limitati a inserire riff tipici del blues in un contesto elettronico (Personal Jesus, Never let me down again, I feel you).

Come accennato all’inizio, parlando del movimento Punk, dicevo che la tecnica era ridotta ai minimi termini; ci fu però un cantante inglese, Billy Idol, che, dagli esordi minimali, si seppe trasformare in una Rockstar, grazie al valido ed indispensabile aiuto di Steve Stevens chitarrista in grado di suonare diversi stili che fondevano il rock n roll degli esordi, con hard rock (Rebel Yell), atmosfere new wave e funky (Flesh For Fantasy) e sonorità tecnologiche applicate alla chitarra (Catch my fall).

LA SECONDA GRANDE SEZIONE ANNI 80: HAIR METAL

Hard Rock / Glam

Oltre a tutte le bands della nuova ondata, che, come già visto, concepivano la musica in modo più intimista, innovativo e meno sanguigno, c’era tutta una serie di bands, chitarristi e artisti in generale che provenivano dalla vecchia scuola del Rock nudo e crudo, emozionale, fatto di ritmiche dure, distorte, veloci, e soli atti a sconvolgere le folle, come nei 70, ma stavolta con più tecnica, precisione ed ambizioso edonismo.

Gruppi come i Journey, che avevano passato gli anni 70, passarono ad un rock da radio, romantico ma energico, come nel brano Separated ways, che a mio avviso è un po’ l’esempio di com’era il rock quegli anni.

Ma la svolta storica per quanto riguarda la chitarra, la dobbiamo sicuramente all’innovazione stilistica apportata da Eddie Van Halen che, sul finire degli anni 70, pubblicò l’omonimo disco con l’omonima band, uno degli album destinati a rimanere nella storia.

La tecnica VanHaleniana è principalmente costituita dal tapping, cioè il modo di suonare la chitarra battendo sui tasti con le dita della mano destra (a volte una, a volte più dita).

Sebbene il tapping fosse stato usato già in precedenza, lui ne estremizzò l’esecuzione a livelli strabilianti, assieme ad armonici artificiali, fraseggi con uso abbondante dello slide per collegare le note (Aint talking ‘bout love) e sopratutto atmosfere energiche, allegre,solari.

Altro caposcuola del chitarrismo virtuoso è lo svedese Yngwie Malmsteen, che fa della musica classica una nuova versione del rock duro, con scale eseguite a velocità iperboliche (per l’epoca) sopratutto minori armoniche, arpeggi diminuiti, pennate sweep e tutto ciò che ci possa ricordare Bach o Paganini.

(articolo scritto da Giovanni Perini)

23 Commenti
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“Ti sudano le mani?” »

23 Responses

  1. Mimmo says
    10 Settembre 2011 in 20:03

    Già, per quanto è vasto il panorama metal ci vorrebbe un capitolo a parte!!! :-))

    Rispondi
  2. Mimmo says
    9 Settembre 2011 in 18:30

    x Francesco, lo sottolineavo anche io alla fine del mio primo commento… manca un pò di roba del vasto panorama metal…

    Rispondi
    • barbara says
      10 Settembre 2011 in 07:03

      Chissà che non sia l’argomento di un altro, futuro articolo da parte di Giovanni 🙂 !

      Rispondi
  3. Giovanni Perini says
    8 Settembre 2011 in 19:57

    ahah! mi hai fatto ridere, forse sono stato troppo sbrigativo su Van Halen, che è tuttora uno dei massimi chitarristi, innovatori e capiscuola del Rock.
    In realtà in questi articoli cerco di dare una spiegazione sommaria e non ho lo spazio per approfondire, si sa che Van Halen è molto di più che il chitarrista che ha portato il tapping in “auge”, poichè il tocco deciso, la varietà di stili fusi in un fraseggio sempre personale, accattivante, particolare, un gusto melodico e una creatività compositiva sia nelle parti di chitarra che nel comporre le canzoni, beh, sono semplicemente Eddie Van Halen !

    Rispondi
    • Ettore says
      26 Settembre 2023 in 18:12

      Ciao, a me piace molto anche la ritmica di Eddy Van Halen con quel sound pieno e potente, l’uso molto personale dei power chord, e l’andamento quasi sincopato delle sue plettrate ritmiche.

      Rispondi
  4. Cruz says
    7 Settembre 2011 in 22:35

    “La tecnica VanHaleniana è principalmente costituita dal tapping”

    aaaaaaaaaaaaaahhhhhhhh!!!!!!!!

    Rispondi
  5. Francesco says
    27 Agosto 2011 in 15:45

    io sapevo che negli anni ’80 esistessero anche Metallica ed Iron Maiden… quelli si che sapevano usarle le chitarre!

    Rispondi
  6. matteo says
    9 Agosto 2011 in 10:04

    trovato! grazie Barbara
    wow… non credevo fosse un sito cosi ricco.. se si continua di questo passo a postare articoli diventerà la wikipedia dei chitarristi!

    Rispondi
    • barbara says
      9 Agosto 2011 in 19:46

      ahahaha Matteo, grazie per l’ “accostamento” a wikipedia.
      Mi fa piacere che il sito e i suoi articoli siano di tuo gradimento.
      Un caro saluto

      Rispondi
  7. matteo says
    6 Agosto 2011 in 19:51

    articolo molto interessante, il rock anni 70-80 è il mio genere.
    Piccolo accorgimento: manca anche il Rock N Roll

    Rispondi
    • barbara says
      7 Agosto 2011 in 15:02

      Ciao Matteo,
      hai provato a dare un “occhio” agli altri articoli di Giovanni, dove c’è un’analisi anche degli altri periodi storici?
      Te li consiglio 🙂

      Rispondi
  8. Mimmo says
    12 Maggio 2011 in 08:26

    Azz ragazzi quà si aprono scenari di proporzioni bibliche…
    Cerchiamo di non andare troppo oltre o rischiamo di finire OT… anzi sicuramente ci finiamo, però sono costretto a fare due considerazioni.

    Sei il primo in assoluto dal quale sento dire che il metal è di facile ascolto!! 🙂
    (In genere se fai ascoltare un brano metal a qualcuno la prima cosa che ti dice è: madò! che è tutto questo “rumore”???)
    Vabbè ho esagerato un po’, oggi come oggi la gente si è un po’ più abituata a suoni forti, però resta sempre un genere di difficile ascolto, altroché!
    In un centro commerciale non sentirai mai un brano degli Slayer tanto per capirci.
    Per gli “addetti ai lavori” (noi) il discorso cambia un po’, perchè c’è la conoscenza di ciò che sta dietro a quella facciata apparentemente grezza e pesante.

    L’aggettivo “raffinato” è qualcosa anche un po’ di soggettivo credo, capisco bene cosa intendi dire, ma posso garantirti che esistono brani metal che possono contenere “raffinatezze” a volte inaspettate ma che l’orecchio attento sa distinguere ed apprezzare.
    In verità bisognerebbe conoscere bene ciò di cui si vuole parlare, proprio per non restare su quell’aspetto di ascolto “superficiale” di cui tu stesso lamenti l’approccio dei tuoi amici “metallari” 🙂

    E qui apriamo l’aspetto anche sottolineato da Barbara, però se mi permettete vorrei solo farvi notare che non è proprio vero che l’ascolto superficiale è una questione solo attuale… è sempre stato così.
    La gente comune è abituata ad un ascolto “generico” e “generale” dei brani che gli arrivano all’orecchio.
    Non c’è una cultura dell’ascolto.
    Il musicista è una persona che è istruita all’ascolto, le persone comuni no.
    La gente non si mette ad ascoltare quello che fa ogni singolo strumento cercando di spulciare ogni minimo dettaglio e cercando di capire quale tecnica ha adottato il chitarrista per fare quel determinato passaggio o che effetto ha usato e in che modo lo ha regolato!!!
    La gente ascolta L’INSIEME dei suoni e per il 90% della popolazione non fa differenza che quel suono sia stato generato da una tastiera anziché dal basso o dalla chitarra.
    La gente comune in genere ascolta ciò che gli arriva “più forte” nelle orecchie.
    Lo vivo giornalmente perchè passo molto tempo in viaggio ed il mio collega con il quale vado in giro che è una persona “comune”; spesso mi fa cadere le braccia quando ascoltando un brano qualunque in radio lo vedi esultare magari per un ridicolo fill di rullante che anche mio nipote di 4 anni saprebbe fare, solo perché … “è la cosa che si sente di più”!!!!
    I musicisti e l’ascoltatore comune hanno due modalità di approccio all’ascolto della musica MOLTO diversi, che si tratti di musica leggera, di classica, di pop, di metal o ciò che sia.
    Ci vuole prima di tutto qualcuno che ti insegni ad ascoltare la musica, perché ti si apriranno nuovi orizzonti, ma è un problema che è sempre esistito!

    P.S. e qua chiudo: io sono nato con l’hard rock ed il metal, ho suonato un po’ di tutto, ho fatto cose come Iron Maiden, Queen, Pink Floyd, Vasco, Liga, per citare le esperienze più significative, ma ho fatto anche inediti di progressive rock, anche qualcosina di classica e oggi suono qualcosa come Elisa…
    Qualcuno si chiederà: come è possibile che un metallaro possa essere arrivato a suonare Elisa?
    Semplice, è l’amore per la chitarra prima di tutto!
    Quando ami uno strumento lo vuoi amare in tutti i suoi aspetti e tutte le sue possibilità.
    Un abbraccio. 😉

    Rispondi
  9. mtia says
    11 Maggio 2011 in 20:40

    Intendo che il metal è di più facile ascolto… anzi mi correggo, molti ragazzi della mia età “sentono” la musica, ma pochi la “ascoltano”.
    Il metal te lo sparano nelle orecchie e a volte lo si sente senza farci caso…
    Secondo me il rock classico è un po più raffinato, e poi i metallari dicono che li fa dormire, probabilmente perchè non hanno mai “ascoltato”.
    Ovviamente questo è solo il mio umile parere 😀

    Rispondi
    • barbara says
      12 Maggio 2011 in 05:45

      Scusate se mi intrometto in questa bella “chiacchierata”.
      Mattia concordo pienamente con te: oggi non si “ascolta” più musica per il piacere di ascoltare musica, qualsiasi genere sia.
      Oggi tutti, grandi e meno grandi, vanno in giro con l’iPod inseparabile, il lettore mp3 e chi più ne ha più ne metta, con le cuffie costantemente nelle orecchie.
      Per non parlare poi dei supermercati o centri commerciali dove a volte si fa anche fatica a parlare per quanto è alta questa musica!
      Secondo me abbiamo perso un po’ il “gusto” di ascoltare un bel brano di musica classica, una bella canzone, un bel pezzo seduti in poltrona o, addirittura, andando a qualche bel concerto dal vivo.
      Scusate questa “digressione” 🙂

      Rispondi
  10. Mimmo says
    11 Maggio 2011 in 06:54

    Mtia grazie della tua condivisione del mio pensiero, solo una nota sul tuo commento: il metal non è affatto facile!
    Non so a quale genere metal tu ti riferisca (perché il metal si è differenziato in una infinità di generi) ma una delle principali caratteristiche del metal è la difficoltà esecutiva!
    Per questo molti ragazzi si buttano subito su questo genere, per voler dimostrare di essere bravi e veloci, sbagliando però la maggiorparte delle volte l’approccio allo strumento, che comunque va sempre visto a 360 gradi. 😉
    Un po’ di metal ma anche un po’ di tutto.
    Ciao!

    Rispondi
  11. mtia says
    10 Maggio 2011 in 20:23

    Quoto “mimmo”
    Io purtroppo quegli anni non li ho passati in età adolescenziale perchè ci sto entrando adesso….
    Comunque ogni volta che prendo in mano la chitarra spero sempre in cuor mio di non diventare uno di quei ragazzi che come dici tu “sparano 1000 note al secondo senza rendersi conto di come si è arrivati a quella tecnica”.
    A differenza di molti miei coetanei, io adoro il rock in tutti i suoi sottogeneri e non mi sono buttato subito sul più facile metal, ho iniziato ascoltando i depeche mode xD.
    Poi volevo agginugere ai gruppi sbocciati negli ’80, Ozzy Osbourne, anche se sfortunatamente dopo la morte del grande chitarrista Randy Rhoads, ha perso un po’ la sua musica, secondo me.

    Rispondi
  12. Davide says
    23 Dicembre 2010 in 23:48

    Gli anni 80 sono stati la mia giovinezza e l’inizio della mia carriera di musicista.
    Hai fatto una attenta analisi di tutti i movimenti che vennero fuori in quegli anni.
    La mia Band di riferimento furono i Police e quindi la chitarra di Andy Summers.Per me che mi ero formato con i musicisti di qualche anno prima, e quindi con il Jazz e il Rock, i Police furono una naturale evoluzione di un linguaggio fatto di contaminazione e fusione.

    Rispondi
  13. Giovanni Perini says
    16 Dicembre 2010 in 17:54

    @ Fabio ,
    per quanto riguarda i Dire Straits, in effetti hanno contribuito molto con suoni sia puliti (e il tipico fraseggio di Knopfler, con l’uso delle dita della m.d.) sia un po’ fuzzy nel celebre riff di Money for nothing.

    Rispondi
  14. Fabio says
    16 Dicembre 2010 in 14:46

    ho trovato molto interessante l’articolo, però avrei speso due parole sui Dire Straits che proprio all’inizio degli anni 80 si affermano dove nelle canzoni è tutto di contorno alla chitarra di Mark Knopfler, non trovi?

    Rispondi
  15. Giovanni Perini says
    14 Settembre 2010 in 20:26

    ciao Roberto

    per quanto riguarda Gilmour, lo tratto nel decennio precedente
    poiche’ ho piu’ o meno deciso di suddividere gli stili, in linea di massima, seguendo la logica del percorso storico-culturale e anche per capire come le tecniche e i tipici riffs, licks, ecc… si sono evoluti o ripresentati
    un esempio puo’essere Satriani che usa i double stops alla Chuck Berry

    Rispondi
  16. Roberto says
    14 Settembre 2010 in 15:34

    Ben fatto Giovanni, bravo, bella analisi del periodo però vorrei suggerirti (se possibile) anche di approfondire l’analisi su chitarristi tipo D. Gilmour o Carlos Santana o Eric Clapton ecc. ecc. che, anche in quel periodo, andavano per la maggiore.
    Io li ritengo dei precursori del buon gusto ed anche sulle tecniche adoperate e malamente scopiazzate.
    Che ne pensi?
    Resto fiducioso.
    Ciauuuuuuuuuuuu

    Rispondi
  17. Mimmo says
    14 Settembre 2010 in 09:36

    Leggo con piacere una buona descrizione panoramica a 360 gradi dello stato delle cose a livello musicale nel grande periodo degli anni 80, chi come me lo ha attraversato in pieno nel fiore del periodo adolescenziale ed oltre non può che richiamare alla mente l’aria che si è respirata in quel periodo d’oro.
    Nulla è stato paragonabile negli anni e nei decenni successivi a quel torrente di musica, di idee e di talenti che ha invaso gli anni 80.
    In tutti i generi, in tutte le forme artistiche musicali più disparate vi è stata una forma smagliante ed eccellente che tutt’oggi lascia pietre miliari sparse in tutto il panorama musicale.
    La chitarra ne è stata sicuramente una delle maggiori protagoniste assolute.
    Mi ritengo fortunato ad averlo vissuto e ritengo che bisognerebbe invitare tutti i chitarristi delle nuove generazioni a farci un profondo tuffo cercando di raccogliere a piene mani ciò che il passato ha lasciato a disposizione per loro, per un importante crescita sopratutto culturale…
    Penso sempre a questo quando vedo un ragazzo sparare una raffica di 1000 note al secondo sapendo che lui non immagina neanche COME si possa essere arrivati a poter eseguire queste tecniche oggi.
    Spesso la mancanza di calore, di gusto, di emozione in queste esecuzioni tradiscono la mancanza di ascolto dei grandi del passato (neanche tanto passato tutto sommato).
    Grazie Giovanni per il tuo articolo.
    P.S. avrei aggiunto qualcosa in più sul versante Heavy Metal (che in quel periodo è letteralmente esploso) ma và molto bene così.
    🙂

    Rispondi
  18. michele says
    8 Settembre 2010 in 17:35

    Concordo al 100% con l’amico Giovanni, bellissimo scritto. Mike

    Rispondi

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