Ciao,
oggi voglio rispondere ad un’altra domanda piuttosto frequente: come si impara a memoria un brano?
Il problema spesso sorge quando si hanno delle esecuzioni pubbliche, ma non solo (e questo vale per tutti gli strumenti): magari il pezzo lo si è studiato e suonato chissà quante volte (e magari anche davanti a … qualche eletto 🙂 ), per chissà quanti giorni o addirittura mesi, le mani vanno da sole, ormai non si ha più bisogno dello spartito da chissà quanto tempo ma …
… ma …
Appunto: c’è questo MA che ci fa dubitare e, purtroppo, ci blocca inesorabilmente!
Immagina la scena: sei lì davanti a quelle persone (poche o tante che siano), devi suonare quel brano che conosci alla perfezione e non puoi scappare!
E di colpo non ricordi più nulla, neanche qual è la prima nota da suonare.
O, invece, cominci a suonare senza nessun problema e … ooppss … e adesso?
Allora oggi voglio darti qualche consiglio su come imparare a memoria un brano in modo che questo … resti nella nostra memoria per sempre!
Sono un po’ … ambiziosa? 😉
Beh, si, forse un pochino, ma è un metodo che ho sperimentato personalmente quando studiavo pianoforte in conservatorio e che ancora oggi, dopo tanti anni, mi permette di ricordare brani o pezzi che ho studiato … negli anni 1980!
Ebbene lo ammetto: forse non ricordo tutto tutto, ma sicuramente una buona parte di quella sonata di Schubert o quasi interamente quel preludio e fuga del Clavicembalo ben temperato di Bach.
Bene, andiamo allora al dunque.
Questo metodo l’ho imparato dalla mia insegnante di pianoforte (che mi insegnato tante altre cose) e consiste nell’imparare a memoria ma in modo consapevole: si tratta, cioè, di mettere in relazione le dita con il cervello, che deve immagazzinare i dati relativi al movimento delle dita e delle mani.
Perciò qui non avremo più solo e soltanto l’imparare a memoria meccanico, che viene quando un pezzo lo si suona tante volte e alla fine le mani vanno da sole, un po’ come quando si guida la macchina: quando si ha la patente da tanto tempo, non si pensa più a quale marcia mettere quando si cammina.
Questo tipo di memoria, però, è quello che di colpo di fa dimenticare quello che dobbiamo suonare, sottoponendoci, purtroppo, ai famosi vuoti di memoria.
La mia insegnante mi faceva procedere in questo modo, avendo lo spartito davanti agli occhi:
- prendere un frammento piuttosto piccolo, una frase, una riga … insomma poche battute e concentrarsi solo su quelle
- dire ad alta voce, senza cantarle e senza ritmica, come si reciterebbe una poesia, solo il nome delle note della mano destra cercando di memorizzarle (proprio come una poesia)
- nello stesso modo, dire ad alta voce le note della mano sinistra
- suonare la mano sinistra e dire a voce le note della mano destra (questa volta considerando il valore ritmico, ovviamente)
- nello stesso modo, suonare la mano destra e dire a voce le note della mano sinistra
- chiudere lo spartito e suonare con tutte e due le mani.
Come puoi immaginare, un lavoro di questo tipo richiedere tempo (tanto tempo), costanza (tanta costanza) e pazienza (tanta pazienza).
Ma posso assicurarti che dopo questo lavoro, il cervello sa esattamente quali sono le note da suonare sia con la mano destra che con la mano sinistra e studiando un brano in questo modo in qualsiasi momento si abbia un vuoto di memoria, il cervello sa subito dove deve andare a pescare le note giuste da suonare.
Posso garantirti che funziona alla perfezione, almeno a me ha funzionato tante volte e, ti ripeto, oggi ricordo perfettamente dei frammenti (dopo tantissimi anni che magari non suono un brano in particolare) e la successione delle note delle due mani.
Bene: come possiamo applicare questo metodo alla chitarra?
Beh, se suoni le ritmiche e quindi fai chitarra d’accompagnamento, basta semplicemente dire ad alta voce tante volte la successione di accordi e la sequenza delle pennate per … immagazzinare questi dati.
Se invece suoni assoli o suoni la chitarra classica, puoi tranquillamente applicare il mio sistema.
Infatti può essere che la parte eseguita sia divisibile in due parti:
- il basso e l’accompagnamento (chiamiamolo così)
- la melodia
A questo punto puoi scindere queste due parti e dirle separatamente: prima il basso e l’accompagnamento, poi la melodia e procedere secondo lo schemino che ti ho messo sopra.
Comunque sia, anche la chitarra si suona con due mani quindi il metodo che ti ho proposto lo si può benissimo adattare allo strumento!
Spero di averti dato qualche suggerimento utile.
Mi farebbe piacere sapere che ne pensi: lasciami pure, se vuoi, un commento qui sotto 😀


Stavo spulciando il web e ho letto il tuo metodo: SPLENDIDO!
L’ho appena provato con un pezzo di Duke Ellington al piano, ed alla prima applicazione non ho più fatto un errore!!
È piuttosto faticoso, però…
GRAZIE!!!
Ciao Giuseppe,
beh non c’è la bacchetta magica dietro questo articolo 🙂
Quindi il mio “metodo” deve essere applicato e puo’ comportare un po’ di fatica soprattutto all’inizio.
In bocca al lupo
Barbara
Si posso concordare i suggerimenti!! ma io suono flamenco… e sto ripetendo almeno 3 volte al giorno una Farruca con tablatura ma non riesco a memorizzarla tutta, cosa mi consigli?
Grazie
Giovanni
Ciao Giovanni,
considera che imparare a memoria un brano è un “lavoro” che richiede molto tempo: non è assolutamente automatico e ci vogliono giorni e giorni per riuscire a memorizzare un pezzo.
Dipende anche dalla lunghezza del brano e dalla sua difficoltà.
Tu non dici, nel tuo commento, da quanto tempo stai studiando questa Farruca, ma devi continuare e persistere.
In bocca al lupo.
Ciao
Che perle di saggezze!
Ecco perché faccio fatica a ricordarmi i brani perché ho sempre studiato con la memoria meccanica!
Proverò questa tecnica più approfondita, se uno studia bisogna farlo nella maniera migliore e più conveniente.
Grazie!
Ciao
Pierpaolo
Certamente efficace.
Per me che suono solamente a orecchio e non leggo una nota è pero’ poco pratico perché impiegherei più tempo a ricordarmi che nota c’é in quel punto della tastiera e se anche mi trovassi mezzo tono sopra o sotto me ne renderei conto dopo e troppi ragionamenti dovrei fare per apportare al volo una correzione.
Ecco che ho supplito con l’apprendere la melodia o l’accompagnamento a memoria nel suono che devo sentire (nota) e la posizione del dito (quale e dove), ma fondamentalmente è il suono che devo ricordare e, se lo faccio bene, il tempo non è più un problema, semmai l’allenamento del suonare tutti i giorni che spesso non posso fare è quelo che determina l’agilità delle dita.
L’errore ci sta ovviamente ma basandomi solo sul suono (nota) riesco a nasconderlo con più immediatezza e renderlo, se possibile, un abbellimento o magari lo spunto di una successiva improvvisazione sul tema e quindi rientrare in un punto certo (in fondo è proprio cosi’ che mi diverto).
Finora mi è andata bene, vedremo più avanti nell’età come andrà a finire.
Ciao,
Michele
Devo provare, trovo comunque che sia geniale.