Ciao,
vorrei soffermarmi oggi sull’aspetto ritmico di un’armonizzazione per quanto riguarda l’armonia jazz e in particolare sulla frequenza di cambio degli accordi.
Possiamo trovare gli accordi che cambiano ogni due movimenti: avremo perciò un ritmo alla minima che, normalmente, è costante.
Tuttavia, è possibile cambiarlo, in particolare alla fine delle frasi.
Questo perché nel jazz si preferisce armonizzare più spesso, piuttosto che lasciare troppe note di passaggio.
E in questo contesto si può avere varietà armonica anche quando il basso non cambia.
Tieni presente che normalmente un accordo è valido per tutta la durata della sua numerazione, ma non è raro trovare scritto “S.A.” (cioè: senza accordi): in questo caso la melodia non sarà armonizzata (anche se le note non armonizzate devono poterlo essere) e il punto di fermata dell’accordo precedente sarà seguito dal segno “//”.
Spesso gli accordi si trovano in una determinata tessitura che normalmente non cambia durante il brano e che è lasciata al gusto dell’interprete o dell’arrangiatore (in generale, nel jazz, si realizzano gli accordi nella parte centrale della tastiera del pianoforte).
È bene, quindi, evitare di spostare gli accordi di ottava.
Esistono, tuttavia, due eccezioni a questa regola:
- le accentuazioni e la punteggiatura (alcune accentuazioni sono più evidenti se si cambia la regione armonica)
- i block-chord: secondo questo stile, la melodia (in genere raddoppiata all’ottava grave) è armonizzata nota per nota, costringendo così l’accordo in una regione più grave o più acuta di un’ottava.

