Ciao,
ho già parlato, altre volte, della modulazione armonica e come si esegue, ma vorrei riprendere oggi questo argomento che, a giudicare dalle tante email che ricevo ogni giorno, è un altro argomento che … intriga molti lettori di suonolachitarra.
Ho già detto, nei precedenti articoli, come si modula ma cerchiamo di capire qui il perché abbiamo bisogno delle modulazioni.
Direi per una questione molto pratica: modulare, infatti, permetterà all’ascoltatore di non annoiarsi durante l’ascolto del brano, soprattutto se questo è lungo, e in questo modo il nostro pezzo risulterà sempre interessante e … pieno di sorprese, con i vari passaggi e cambiamenti di tonalità.
Modulare, quindi, permette di creare sempre nuovo interesse.
È un po’ come se per andare da Milano a Roma prendiamo sempre la A1, diretti, senza mai fermarci, col rischio che ci abituiamo a quel percorso e non guardiamo nient’ altro!
Pensa, invece, se un giorno decidiamo di uscire a Bologna (o in qualsiasi altra città durante il percorso) per fare un giro in città: quante cose nuove e belle potremmo scoprire.
Ecco, lo scopo della modulazione è un po’ creare questa sorpresa, questa novità durante il nostro percorso musicale.
Ma per arrivare a questo risultato … bisogna conoscere un po’ il mestiere.
Prima di entrare nel vivo dell’argomento, perciò, preferisco prenderla alla lontana 🙂 sperando di non annoiarti.
Vorrei fare una premessa e parlare delle cadenze, giusto per non lasciare niente per scontato 🙂
Ma … cosa sono le cadenze e perché questa premessa?
Per rispondere alla prima domanda, ti consiglio di leggere questi articoli sulle cadenze.
Invece per quanto riguarda la seconda domanda, voglio fare questa premessa perché le cadenze ci aiuteranno moltissimo nel lavoro di modulazione: infatti un esempio concreto in cui le applichiamo, forse senza rendercene conto, è il giro armonico, usato, con questo termine, soprattutto nella musica leggera.
Esso è formato, generalmente, da quattro accordi che si ripetono, il primo dei quali è l’accordo di tonica e l’ultimo è l’accordo della dominante: un giro armonico standard, è formato di solito dalla successione: I-VI-II-V per poi ricominciare da capo fino alla fine che sarà: I-VI-II-V-I.
Al posto dell’accordo del II grado posso anche mettere quello del IV, creando questa variante: I-VI-IV-V-I.
Se non hai capito niente … sappi che è normalissimo 🙂
Vedremo in seguito cosa sono quei numeri romani, a cosa si riferiscono e come usarli.
Qui li ho usati semplicemente per farti capire che, conoscendo bene le cadenze, è possibile giocare con questi giri armonici e portare delle modifiche utili per raggiungere il nostro obiettivo finale: passare da una tonalità ad un’altra in modo piuttosto indolore e piacevole all’ascolto.
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