Ciao,
tante volte ho parlato, in questo blog, su cosa penso io riguardo la teoria musicale, ma voglio tornare ad affrontare questo argomento perché vedo che è sempre … di grande attualità 🙂
Tra i musicisti, infatti, soprattutto per i debuttanti (nel senso di chi debutta, di chi comincia) esiste una convinzione piuttosto diffusa: per imparare a suonare uno strumento bastano l’ascolto, l’esercizio e un po’ di costanza e tutto questo in parte è vero: molte persone riescono a ottenere buoni risultati senza aver mai aperto un libro di teoria musicale.
Tuttavia, arriva quasi sempre un momento in cui emerge una domanda: è possibile andare oltre senza comprendere come funziona la musica?
Suonare un brano imparato a memoria e capire perché quel brano funziona sono due esperienze completamente diverse.
Molti musicisti riescono a riprodurre accordi, riff e accompagnamenti senza conoscere le regole che stanno dietro alla loro costruzione: questo approccio può essere sufficiente all’inizio, ma a lungo andare rischia di limitare la crescita musicale.
Conoscere alcuni principi fondamentali permette infatti di interpretare ciò che si suona invece di limitarsi a ripeterlo.
Spesso la teoria viene immaginata come un insieme di definizioni complicate, simboli e formule da memorizzare che, alla fin fine, non hanno nessun contatto con la realtà concreta di chi suona: invece dovrebbe essere considerata una guida che aiuta a orientarsi.
Quando si comprendono concetti come intervalli, scale, tonalità e accordi, molti aspetti della musica diventano più chiari e imparare nuovi brani richiede meno tempo, gli errori si riconoscono più facilmente e si sviluppa una maggiore autonomia nello studio.
In altre parole, la teoria non sostituisce la pratica ma la rende più efficace.
Non importa che tu suoni la chitarra, il pianoforte, il basso, il violino o qualsiasi altro strumento: alcune conoscenze musicali risultano utili in ogni contesto.
Ad esempio, saper leggere una semplice linea melodica consente di accedere a una quantità enorme di materiale didattico mentre comprendere la struttura degli accordi aiuta ad accompagnare canzoni, modificare arrangiamenti e sperimentare nuove soluzioni sonore.
Anche chi non ha alcuna ambizione professionale può trarre beneficio da queste competenze.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio musicale è il passaggio da semplice esecutore a musicista creativo.
Quando si acquisiscono alcune basi teoriche diventa più naturale:
- costruire accompagnamenti personalizzati;
- modificare una progressione armonica;
- improvvisare con maggiore sicurezza;
- analizzare i brani preferiti;
- scrivere idee musicali originali.
La teoria, quindi, offre gli strumenti necessari per comprendere il linguaggio della musica e utilizzarlo in modo personale, partendo da alcuni argomenti essenziali, come:
- gli accordi, che contribuiscono a creare atmosfera, tensione e movimento: comprenderne il funzionamento permette di leggere la musica con maggiore profondità
- i generi musicali, ognuno dei quali segue strutture e schemi differenti: conoscerli aiuta a capire come sono costruite le composizioni e amplia gli orizzonti di ascolto
- la melodia, (quasi) sempre la componente più riconoscibile di una composizione: è ciò che cantiamo mentalmente dopo aver ascoltato una canzone
- il ritmo: ogni brano si sviluppa nel tempo e quindi la gestione del ritmo rappresenta una delle abilità più importanti da sviluppare fin dall’inizio.
Lo scopo dello studio della teoria, quindi, forse l’hai capito, non è quello di collezionare informazioni, definizioni da ricordare o, ancora, saper solfeggiare quattro semibiscrome a 160 di metronomo.
NO!
La teoria musicale acquista valore quando diventa uno strumento utile nella pratica quotidiana: un concetto compreso e applicato vale più di decine di regole imparate a memoria.
Per questo motivo il modo migliore per affrontare questi argomenti è collegarli sempre all’esperienza concreta sullo strumento: solo così la teoria smette di essere percepita come qualcosa di astratto e diventa parte integrante del fare musica.
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Se poi vuoi approfondire di più l’argomento, ti consiglio di cliccare sull’immagine qui sotto e leggere la nuova pagina: sono sicura che ti interesserà 🙂


Ciao.
Trovo il tutto molto interessante.
Credo, parlo per me, sia importante se non fondamentale avere una base teorica musicale valida, e lo capisci quando s’incontrano difficoltà suonando uno strumento, nel mio caso la chitarra, il quale ha bisogno di ritmo e tempi da tenere…
Seguiro’ con piacere e attenzione i tuoi consigli.
Grazie.
Saluti.
Ciao Gianpietro,
grazie per il tuo commento.
Anch’io sono certa che la teoria musicale serva (e anche tanto), ma secondo me SOLO quando è finalizzata alla pratica: la teoria in sé e per sé non serve a niente!
È come imparare una lingua straniera soltanto leggendo una grammatica scritta: puoi conoscere perfettamente tutte le reole ma poi … non sai parlarla.
Quindi, a questo punto, non serve a niente consocere perfettamente la grammatica 🙂
Ciao