Ciao,
diverse volte, in diversi articoli qui su suonolachitarra, ho parlato di metronomo: a cosa serve, perché usarlo, come usarlo, ecc ecc.
In questi ultimi giorni mi è arrivata una curiosa email dall’amica Alessandra che mi chiedeva quando è stato inventato il metronomo e perché: bellissima domanda!
Effettivamente non mi era mai venuto in mente di parlare della storia di questo … apparecchio, e allora oggi approfitto per farlo: grazie Alessandra 🙂
Ma per capire l’importanza del metronomo (che, soprattutto, per chi comincia a fare musica è … insopportabile) andiamo a scoprire le sue origini.
Nella tradizione musicale europea, per molto tempo, le partiture non fornivano un’indicazione numerica precisa della velocità ma venivano usate indicazioni di tempo come per esempio Largo, Adagio, Andante, Allegretto, Allegro o Presto.
Queste parole fornivano all’esecutore un’indicazione più o meno generale sul carattere e sulla velocità del brano, ma non stabilivano una pulsazione matematicamente precisa e il valore di queste indicazioni, giusto per complicare un po’ le cose 🙂 , non è rimasto identico nel corso del tempo.
Le convenzioni interpretative cambiavano e la stessa indicazione poteva essere intesa in maniera diversa a seconda dell’epoca e del contesto: per questo puoi trovare su youtube (ad esempio) esecuzioni dello stesso brano o della stessa opera che possono avere durate molto diverse.
L’introduzione delle indicazioni metronomiche permise ai compositori di associare alla musica un riferimento numerico molto più preciso.
Fin dal XVII secolo si hanno tracce di sistemi destinati a misurare o indicare il tempo musicale, tra cui un dispositivo progettato da Étienne Loulié nel 1696, chiamato Cronometro di Loulié.
Il metronomo moderno si sviluppò soprattutto nei primi decenni dell’ ‘800 e il modello diventato celebre è quello legato a Johann Nepomuk Maelzel, al quale viene generalmente associata la diffusione commerciale del metronomo di tipo meccanico.
Tuttavia, il metronomo sviluppato da Maelzel è il risultato di una serie di precedenti innovazioni, tra cui quelle dell’orologiaio olandese Dietrich Nikolaus Winkel.
Passiamo ora a vedere come funziona il classico metronomo meccanico, come quello che puoi vedere nell’immagine che ho messo all’inizio di questo articolo: pur esistendo di varie grandezze, tuttavia conserva una forma verticale con un’asta oscillante graduata, lungo la quale si sposta un peso che ci permette di selezionare la velocità (numerica, questa volta) desiderata.
Una volta avviato il meccanismo, l’asta oscilla da un lato all’altro producendo dei battiti regolari alla velocità che gli abbiamo chiesto: se, per esempio, selezionando 60, il metronomo produce 60 battiti al minuto (chiamati anche BPM), cioè un battito ogni secondo.
Ovviamente maggiore è la velocità impostata, più ravvicinate saranno le pulsazioni; diminuendo il valore, gli intervalli tra un battito e l’altro aumentano.
Questo tipo di metronomo è basato su un meccanismo a molla, quindi deve essere caricato per evitare che perda energia durante il funzionamento.
Oggi esistono … altri tipi di metronomo, come quelli elettronici, applicazioni per smartphone, software per computer e dispositivi digitali dedicati: questi strumenti permettono generalmente di impostare il tempo con grande precisione e offrono funzioni aggiuntive, come suddivisioni ritmiche, accenti, cambi di tempo e diverse modalità di visualizzazione, anche se il principio di fondo resta sempre lo stesso: tenere il tempo.
Ma … alla fine di tutto questo, qual è l’utilità di un metronomo?
Personalmente l’ho sempre usato per:
- studiare gradualmente un passaggio difficile, partendo all’inizio da una velocità bassa per poi aumentarla piano piano fino a raggiungere la velocità … vera;
- mantenere una pulsazione stabile, perché quando si suona si ha tante cose a cui fare attenzione e la velocità potrebbe soffrirne;
- migliorare la precisione ritmica;
- coordinare meglio le diverse parti di un esercizio;
- sviluppare una maggiore consapevolezza delle suddivisioni ritmiche.
E allora potresti anche chiedermi:
“Il metronomo deve essere seguito sempre?”
Sicuramente si quando studi ma sicuramente no quando suoni!
La musica, infatti, richiede espressività, fraseggio, dinamica e capacità di gestire il tempo e in molti contesti musicali sono importanti anche variazioni intenzionali della velocità, come accelerando e rallentando.
Il metronomo può quindi diventare un prezioso punto di riferimento durante lo studio, aiutandoci a individuare le difficoltà e ad affrontarle gradualmente, fino a sviluppare un senso del tempo sempre più preciso e naturale.

