Ciao,
hai mai detto o pensato la frase che ho messo come titolo di questo articolo?
Una delle prime difficoltà che quasi tutti incontrano suonando la chitarra (soprattutto all’inizio), infatti, riguarda le dita o, piuttosto, la punta del dito: dopo pochi minuti di esercizio, questa inizia a fare male e, in alcuni casi, la pelle può persino rompersi.
Se sta succedendo anche a te, non c’è niente di strano: capita praticamente a ogni principiante.
“Perché?” forse ti chiederai.
Il motivo è semplice: le corde esercitano una pressione continua sulla punta delle dita che non è abituata a questo tipo di sforzo e all’inizio la pelle è molto sensibile, quindi ogni accordo o nota premuta sulle corde crea fastidio.
Con il passare del tempo, però, il corpo reagisce adattandosi: la pelle sulle punte delle dita diventa più dura e resistente, formando i famosi calli: è proprio questo cambiamento che permette ai chitarristi di suonare più a lungo senza dolore.
“Quanto tempo serve per abituarsi?“, spesso mi sento dire.
Ebbene: non esiste una risposta uguale per tutti perché ognuno di noi è … unico, direi.
Alcune persone si abituano in pochi giorni, altre hanno bisogno di qualche settimana e la cosa dipende anche da quanto si suona e dalla sensibilità della pelle.
La cosa importante è avere costanza senza esagerare: sessioni troppo lunghe nei primi giorni rischiano solo di irritare ulteriormente le dita.
“E se le dita sanguinano?“, ti chiederai ancora.
Può succedere, soprattutto nei primi periodi di pratica intensa.
Se compare qualche piccola ferita, la cosa migliore da fare è fermarsi per un po’ e lasciare che la pelle si rimargini bene; continuare a suonare sopra una ferita aperta peggiora soltanto la situazione.
Quando la pelle sarà guarita, tornerà anche più resistente rispetto a prima.
Un’altra domanda che ricevo è: “I calli spariscono se smetti di suonare?”
Si, se lasci la chitarra per un determinato periodo, i calli tendono ad ammorbidirsi e quando riprendi la chitarra potresti avere male all’inizio.
Sappi però che non si riparte completamente da zero: quando riprendi a suonare, le dita recuperano abbastanza rapidamente la resistenza che avevano prima della pausa.
Per chi interrompe per molto tempo, può essere utile allenare comunque mani e dita con piccoli accessori pensati per rinforzare la presa e la muscolatura.
Ovviamente diverso è il caso di dolori al polso, alla mano, all’avambraccio o alla spalla: se questi problemi continuano anche dopo il riposo, conviene parlarne con uno specialista.
Comunque sia, tutti i chitarristi hanno attraversato questa fase: serve soltanto un po’ di pazienza e la voglia di continuare a esercitarsi con regolarità.


Tutto vero, all’inizio suonare può essere duro e anche al limite doloroso, ma è anche vero che proprio gli strumenti entry-level, quelli che tipicamente vanno in mano ai principianti, spesso sono impossibili da suonare.
Capotasto e action troppo alta, tasti mal finiti, quindi strumento duro e faticoso da suonare.
Problemi di intonazione e meccaniche che funzionano male, quindi strumento inaccordabile…
Per la serie ‘come disamorare in due settimane un nuovo appassionato’.
E questo vale per le chitarre classiche, così come per le acustiche e per le elettriche.
Uno dei compiti degli insegnanti e dei rivenditori potrebbe, o meglio dovrebbe, anche essere quello di consigliare al principiante, quindi inesperto, uno strumento in condizioni ragionevoli, che lo AIUTI a imparare.
A me le dita non hanno MAI sanguinato.
E a mio foglio, che suona le mie chitarre che ho acquistato e mantenuto in 30 anni, nemmeno!
Concordo che in nessun caso i dolori devono essere di tipo muscolare o scheletrico o tendineo.
In quel caso, c’è un problema più grave, probabilmente di postura, e bisogna ricorrere subito ai consigli di uno specialista vero.
Grazie Ignazio.
Per quanto riguarda la chitarra per i principianti, io consiglio di non spendere al di sotto dei 100 euro proprio per i motivi che tu hai descritto benissimo.
All’inizio si pensa a “risparmiare” perché “poi magari non mi piace più e smetto” e questo è un ragionamento sbagliatissimo che pero’, purtroppo, non è sempre facile da “togliere” dalla testa di chi comincia (o dei genitori, nel caso fosse un bambino/ragazzo).