Ciao,
ho già parlato un po’ delle chitarre elettriche della Fender in un altro articolo.
Oggi torno volentieri sull’argomento per parlare di alcuni modelli che hanno davvero segnato la storia della musica.
Alcuni li conosciamo tutti, anche solo di nome; altri magari li abbiamo visti imbracciati da qualche chitarrista famoso senza sapere esattamente cosa avessero di speciale.
Cominciamo dalla più anziana del gruppo: la Telecaster.
Nata nel 1950, è una chitarra essenziale e robusta, costruita con corpo in legno massiccio e manico in acero, spesso accompagnato da una tastiera anch’essa in acero, anche se non è raro trovarla in palissandro.
Parliamo di una solid body pura, senza cassa armonica: ponte fisso, manico avvitato al corpo e una configurazione classica con un selettore a 3 posizioni, due potenziometri (volume e tono) e pick-up single coil dal timbro brillante e incisivo.
Il nome originale, Broadcaster, venne presto cambiato in Telecaster ispirandosi alla televisione, allora simbolo assoluto di modernità.
Il suo suono tagliente la rende perfetta per generi come rockabilly, surf, country e punk, e ha trovato spazio nelle mani di giganti come Keith Richards o Jeff Beck.
Ancora oggi rimane una delle chitarre più iconiche proprio per quella semplicità che non passa mai di moda.
Quattro anni dopo (nel 1954) arriva la Stratocaster, e qui il discorso si fa interessante: corpo in frassino o ontano, manico in acero e tastiera in palissandro.
La grande novità?
Tre pick-up single coil, che aprono un ventaglio sonoro vastissimo.
La Stratocaster è leggera, maneggevole, comoda negli assoli grazie alle sagomature del corpo e, soprattutto, estremamente versatile.
È una delle chitarre più diffuse al mondo perché permette di passare senza sforzo dal rock al blues, dal funky al jazz, fino ad arrivare ai generi più moderni.
Anche dal punto di vista economico si trova in fasce molto diverse, dai modelli entry level fino alle versioni da collezione.
Più che una chitarra, è diventata un linguaggio: la vedi e pensi a un certo modo di stare sul palco, dinamico, espressivo, pieno di movimento.
Nel 1958 arriva la Jazzmaster, pensata inizialmente per i jazzisti (come dice il nome) ma adottata molto di più da chitarristi che con il jazz avevano poco a che fare.
Prodotta fino al 1977 e poi reintrodotta nel 1990, monta corpo in ontano, manico in acero, tastiera in palissandro e due pick-up single coil dal carattere particolare, più caldo e rotondo rispetto a quelli della Stratocaster.
Nonostante le intenzioni iniziali, la Jazzmaster diventa una chitarra di culto nelle scene punk, grunge e garage, proprio perché il suo suono un po’ ruvido e il suo ponte particolare permettono sperimentazioni, feedback, vibrazioni inaspettate.
Tra i suoi estimatori troviamo nomi come Tom Verlaine, Mick Jagger, Elvis Costello e Kurt Cobain, che l’hanno rilanciata rendendola un simbolo delle sonorità alternative.

