Ciao,
ritorniamo oggi a parlare di ritmo, di tempo e di metronomo, dopo aver visto, nell’articolo precedente, la differenza tra le indicazioni del movimento musicale e quelle proprie del metronomo.
Facciamo oggi un passo avanti, tenendo sempre presente che, quando parliamo di tempo musicale, ci riferiamo al modo in cui il movimento di una composizione viene organizzato e percepito durante l’esecuzione e che ogni brano possiede un proprio andamento: può procedere lentamente e con calma, mantenere un movimento regolare oppure svilupparsi con grande rapidità.
Stabilire il tempo significa quindi individuare l’andamento più adatto a una determinata composizione e mantenerlo coerente durante l’esecuzione.
Ma, allora, come si definisce il tempo di un brano?
Il tempo musicale rappresenta prima di tutto un punto di riferimento per chi suona o canta e senza un’indicazione relativa al movimento, l’esecutore avrebbe maggiore libertà nel decidere la velocità con cui affrontare una composizione.
Attraverso l’indicazione del tempo, invece, il compositore fornisce una direzione precisa sull’andamento generale che il brano deve avere.
Questo riferimento diventa particolarmente importante quando la musica viene eseguita da più persone: in un ensemble, infatti, tutti gli esecutori devono condividere lo stesso movimento per poter suonare insieme in modo coordinato.
Il tempo contribuisce quindi a creare una sorta di struttura comune all’interno della quale si sviluppa la musica.
Definire il tempo musicale, però, non significa necessariamente stabilire una velocità immutabile dall’inizio alla fine e non esiste un unico modo di intendere il tempo: un brano può presentare cambiamenti di movimento, rallentamenti e accelerazioni e queste variazioni possono essere indicate direttamente nella partitura oppure derivare dalle esigenze espressive dell’esecuzione.
Il movimento può quindi essere stabile per una determinata sezione e successivamente cambiare per accompagnare lo sviluppo della composizione.
Pensiamo, per esempio, a un passaggio che conduce gradualmente verso una parte più intensa: un cambiamento dell’andamento può contribuire a creare una sensazione di maggiore tensione e preparare ciò che viene dopo.
Questo perché tempo e ritmo sono strettamente collegati, ma non sono la stessa cosa: il secondo, infatti, riguarda l’organizzazione delle durate e degli accenti all’interno della musica, mentre il primo stabilisce l’andamento generale con cui questa organizzazione viene percepita ed eseguita.
La stessa struttura ritmica può quindi essere proposta con movimenti differenti, producendo sensazioni molto diverse.
Ti invito a fare un esperimento concreto: esegui lentamente una melodia conosciuta e poi suonala in modo rapido.
Vedrai che questo cambia completamente l’impressione che trasmette, pur lasciando inalterate le note e la struttura ritmica di base.
In un prossimo articolo vedremo cosa succede quando il tempo diventa parte dell’espressione.
Mentre aspetti questo nuovo articolo, se vuoi approfondire di più l’argomento, ti consiglio di cliccare sull’immagine qui sotto e leggere la nuova pagina: sono sicura che ti interesserà 🙂


