Ciao,
quando si inizia a parlare di musica, l’attenzione cade quasi sempre sulle melodie o sugli accordi; eppure c’è un elemento che li precede entrambi e che rende possibile qualunque esperienza musicale: il ritmo.
Ed oggi voglio riprendere questo argomento del ritmo, già trattato altre volte, per approfondirlo ancora di più.
Prima ancora di riconoscere una melodia, il nostro corpo percepisce una pulsazione: è una reazione istintiva.
Sicuramente sarà capitato anche a te di avere un piede che segue il tempo, le dita che tamburellano sul tavolo, le mani che accompagnano una canzone: sono gesti naturali, che dimostrano quanto il ritmo sia profondamente radicato in noi.
Non è un caso che Olivier Messiaen, uno dei compositori più influenti del ‘900, lo considerasse come il nucleo originario della musica: secondo lui, questo elemento esisteva prima ancora della melodia e dell’armonia.
Una visione maturata grazie a una vita dedicata allo studio, durante la quale analizzò non solo la tradizione europea, ma anche sistemi ritmici appartenenti alla musica indiana e alle antiche civiltà del Mediterraneo e Mozart, secondo lui, rappresentava uno degli esempi più alti di scrittura ritmica della musica occidentale.
Se ci pensiamo, il ritmo non appartiene esclusivamente alla musica ma è presente ovunque: il battito del cuore mantiene una cadenza precisa, il respiro alterna inspirazione ed espirazione, i nostri passi seguono una successione regolare.
Insomma: viviamo immersi in continue pulsazioni e il cervello le riconosce con sorprendente naturalezza.
E la musica sfrutta proprio questa caratteristica: organizza i suoni nel tempo, creando una struttura che permette a ogni elemento di trovare il proprio posto e senza una scansione ritmica, note e accordi perderebbero il loro equilibrio, con il risultato sarebbe una sequenza di suoni priva di direzione.
Questo non significa che melodia, armonia e tonalità siano meno importanti, al contrario: sono componenti fondamentali del linguaggio musicale.
Tuttavia è il ritmo a fornire la base sulla quale tutto il resto prende forma: è il riferimento che tiene insieme gli strumenti, sostiene il canto e rende possibile perfino il movimento del corpo durante l’ascolto.
Per questa ragione, chi desidera avvicinarsi alla musica dovrebbe dedicare tempo proprio allo sviluppo del senso ritmico: non occorre possedere la precisione di un percussionista professionista né avere anni di conservatorio alle spalle ma basta riconoscere che il ritmo è già parte della nostra quotidianità e quello che dobbiamo fare è imparare ad ascoltarlo con maggiore attenzione e trasformare un’abilità spontanea in una competenza musicale.
Nei prossimi articoli passeremo dalla teoria alla pratica, vedremo esercizi semplici e progressivi che aiuteranno a riconoscere la pulsazione, mantenerla con sicurezza e sviluppare un rapporto sempre più naturale con il ritmo, indipendentemente dallo strumento suonato o dal livello di esperienza.
Mentre aspetti questi nuovi articoli, se vuoi approfondire di più l’argomento, ti consiglio di cliccare sull’immagine qui sotto e leggere la nuova pagina: sono sicura che ti interesserà 🙂


