Ciao,
dopo aver visto in che cosa la teoria musicale può aiutarci nel nostro fare musica, soprattutto come poter migliorare con la chitarra nel nostro caso specifico, vorrei oggi fare un passo indietro e parlare della nascita della musica ma, soprattutto, della teoria musicale.
Anche questa, come altre, prendila come una mia riflessione personale, ma ritengo sia importante fare un viaggio alle origini della musica, cosa che significa comprendere meglio come sia nato questo linguaggio universale e scoprire che molti dei principi su cui si basa la musica moderna hanno iniziato a prendere forma molto prima di quanto si possa immaginare.
La musica, infatti, accompagna l’umanità da migliaia di anni: ben prima della nascita delle grandi civiltà, gli uomini avevano già iniziato a costruire strumenti capaci di produrre suoni organizzati.
Questo dimostra come il bisogno di esprimersi attraverso la musica sia nato molto presto, quasi come una caratteristica naturale dell’uomo.
Tra le testimonianze più affascinanti ci sono alcuni flauti ricavati da ossa di gru, rinvenuti nella provincia cinese di Henan e risalenti a circa il 9000 a.C.: questi strumenti, dotati da cinque a otto fori, sono ancora oggi in grado di riprodurre antiche scale musicali cinesi, come la Xia Zhi e la Qing Shang e alcuni esemplari sono stati persino utilizzati in tempi moderni per registrazioni che hanno permesso di ascoltare sonorità rimaste in silenzio per migliaia di anni.
Tra i reperti più affascinanti legati alle origini della musica c’è il cosiddetto flauto di Divje Babe, scoperto nel 1995 in un sito archeologico della Slovenia: il reperto, ricavato dal femore di un giovane orso delle caverne e datato tra 50.000 e 60.000 anni fa, è stato interpretato da alcuni studiosi come uno strumento musicale realizzato dai Neanderthal.
Questa ipotesi, tuttavia, è ancora oggetto di dibattito: secondo altri ricercatori, i fori presenti sull’osso potrebbero essere il risultato dell’azione di animali carnivori e non di un intervento umano.
Indipendentemente dalla sua interpretazione definitiva, il reperto rappresenta una delle testimonianze più importanti nello studio delle origini della musica e continua ad alimentare il confronto tra archeologi e studiosi di tutto il mondo.
Con il passare dei secoli, strumenti musicali di ogni tipo comparvero praticamente in ogni parte del mondo.
Non esistevano soltanto flauti in osso: molte popolazioni costruivano strumenti utilizzando legno, corde, gusci di tartaruga e altri materiali facilmente reperibili e ogni cultura sviluppò le proprie soluzioni, adattandole alle tradizioni e alle esigenze del proprio territorio.
L’antico Egitto offre numerose testimonianze di questa evoluzione: pitture murali e decorazioni funerarie mostrano strumenti come arpe, flauti e particolari strumenti ad ancia, antenati molto lontani degli attuali clarinetti, e alcune rappresentazioni risalenti al periodo di Ramses III raffigurano musicisti intenti a suonare lire a sette corde, mentre il ritrovamento di tombe dedicate ad arpisti conferma il ruolo importante che la musica ricopriva nella società egizia.
Anche nell’area del Mar Egeo la musica occupava un posto di rilievo: intorno al 2500 a.C. gli abitanti delle Cicladi avevano già adottato la lira a sette corde, mentre nell’Europa settentrionale, in particolare nell’attuale Danimarca, iniziavano a comparire le prime trombe.
Questi esempi dimostrano che la musica si sviluppò in modo autonomo in diverse parti del mondo e ogni civiltà realizzò strumenti con caratteristiche proprie, contribuendo alla nascita di tradizioni musicali differenti.
Verso il 1500 a.C., gli Ittiti introdussero ulteriori innovazioni modificando liuti e arpe provenienti dall’Egitto e realizzando uno strumento che può essere considerato uno dei lontani antenati della chitarra moderna: aveva due corde, un lungo manico dotato di chiavi per l’accordatura e una cassa armonica sottile.
Naturalmente le chitarre di oggi sono il risultato di secoli di evoluzione, ma osservando quelle antiche è inevitabile riconoscere alcune caratteristiche che sono rimaste sorprendentemente familiari.
Anche i testi antichi testimoniano l’importanza della musica: nel Salmo 150, tradizionalmente attribuito al re Davide, viene rivolto un invito a lodare Dio attraverso numerosi strumenti musicali, tra cui trombe, arpe, cetre, tamburi, strumenti a corda e flauti.
Non conosciamo con precisione le melodie utilizzate in quell’epoca, anche se negli ultimi decenni sono stati condotti diversi studi per ricostruire il possibile modo in cui i salmi venivano cantati.
In molte tradizioni religiose, inoltre, la musica continua ancora oggi a svolgere un ruolo centrale: diverse comunità utilizzano strumenti a fiato, tamburi e strumenti a corda durante celebrazioni e rituali, mantenendo vivo un legame che attraversa migliaia di anni di storia.
Nonostante le numerose scoperte archeologiche, molte domande rimangono ancora aperte e uno degli aspetti più affascinanti riguarda il fatto che popolazioni completamente isolate tra loro abbiano sviluppato sistemi musicali con caratteristiche simili, spesso basati su rapporti sonori che percepiamo come armoniosi.
Forse è proprio da questa osservazione che nasce la teoria musicale: prima ancora di essere un insieme di regole da studiare, la teoria rappresenta il tentativo di comprendere perché determinate combinazioni di suoni risultino piacevoli all’ascolto, mentre altre producano sensazioni differenti e conoscere questi principi non significa limitare la creatività, ma acquisire strumenti utili per esprimersi con maggiore consapevolezza.
Per chi suona la chitarra, approfondire la teoria musicale significa imparare a leggere con occhi diversi ciò che si sta suonando: accordi, scale e progressioni non sono semplici schemi da memorizzare, ma il risultato di un’evoluzione iniziata migliaia di anni fa e arrivata fino ai nostri strumenti.
Comprendere questo percorso permette di dare un significato più profondo alla musica che ogni giorno scegliamo di creare.
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