Ciao,
dopo aver tanto parlato di sostituzioni armoniche nell’armonia jazz nei vari collegamenti accordali, vediamo oggi cosa fare quando abbiamo un accordo di tonica che si prolunga.
Normalmente (almeno … molto spesso) un tema comincia sull’accordo di tonica e finisce sullo stesso accordo di tonica: si parte da casa e si ritorna a casa.
Questa struttura dà un senso di completezza, di frase conclusa.
Nel jazz, però, possiamo dire che il tema, in realtà, non finisce veramente quando arriva alla tonica finale: questo infatti viene ripetuto, ripreso, usato per l’improvvisazione.
Quell’accordo conclusivo, quindi, non è una vera conclusione, ma quasi una porta che si riapre subito.
Ed è proprio qui che possiamo giocare: se la tonica torna continuamente, non siamo obbligati a riproporla sempre nello stesso modo.
Possiamo renderla meno scontata senza tradirne la funzione.
Possiamo, allora, prepararla in modo diverso, ritardarla, circondarla di altri accordi, perfino nasconderla per un attimo prima di farla sentire di nuovo con più forza: in questo modo manteniamo viva l’attenzione dell’ascoltatore, anche dentro qualcosa che, sulla carta, dovrebbe essere la massima stabilità.
Vediamo allora qualche modo per fare questo.
Una prima possibilità è quella di intercalare tra due toniche un accordo di V grado: in pratica, si crea una micro-tensione interna anche dentro la stabilità.
Il collegamento I – V – I, in questo caso, anziché risultare superfluo, genera un piccolo slancio che rende più dinamico il ritorno alla tonica successiva.
È un po’ come fare un passo indietro per poter tornare con maggiore intenzione.
Un secondo approccio è più articolato e prende spunto dalla cosiddetta anatole, cioè dalla classica progressione I – VI – II – V tipica di moltissimi standard: invece di lasciare il semplice collegamento I – V che si forma tra la tonica finale e l’eventuale dominante successiva, possiamo sostituirlo con una sequenza più ricca, anche iniziando dal III grado.
Così facendo, rompiamo la nettezza della cadenza perfetta finale (V – I), che normalmente suggella la conclusione del tema.
Ma se stiamo per ricominciare o improvvisare, non abbiamo bisogno di una chiusura così definitiva.
Un esempio di collegamento di questo tipo potrebbe essere: II – V – III – ♭III° – II – V – I
Qui la tonica non arriva come un punto fermo isolato, ma come approdo di un percorso più … tortuoso. Il passaggio attraverso il III e il ♭III diminuito crea un effetto di slittamento armonico che attenua la sensazione di fine e prepara in modo più fluido la ripartenza del tema o l’inizio dell’assolo.
Un’altra soluzione consiste nel sostituire la tonica finale con l’accordo di IV grado, generando una cadenza plagale (IV – I).
Inserita in un contesto come: II – V – IV – I, questa scelta produce un effetto meno definitivo rispetto alla cadenza perfetta: il IV grado ha un carattere più sospeso e rende il ritorno alla tonica più morbido e che sembra già suggerire una continuazione.
Infine, non sempre la variazione deve essere strettamente armonica: infatti si può intervenire sul piano ritmico con un break, ad esempio, che interviene dopo aver suonato l’accordo di tonica finale.
A questo punto la sezione ritmica si ferma e si da’ spazio al silenzio che, in questo caso, diventa parte del discorso.
Quando poi si riprende, la tonica può essere riproposta come punto di rilancio: in questo caso il nuovo chorus può iniziare subito, anche in levare, aumentando la sensazione di slancio e imprevedibilità.

